Scienza

Omicron, la testimonianza del paziente zero italiano: “Grazie al vaccino..”

Variante Omicron, si può guarire: la gioia del paziente zero italiano per la notizia di guarigione dell’infezione da SARS-CoV-2.

Finalmente negativo il tampone al primo paziente affetto dalla variante omicron, l’ultima evoluzione identificata del Covid-19.

Il manager Eni di Caserta, il primo ad essere risultato positivo ad Omicron, afferma: «Dopo venti giorni di quarantena resta la sensazione di aver superato una prova molto dura e senza le conseguenze gravi che hanno subito altre persone. E ciò grazie al vaccino, che ci ha fatto stare tranquilli».

Oltre all’uomo, sono risultati negativi al tampone anche la moglie, i due figli, la madre ed una badante: sono tutti stati sempre in buone condizioni di salute.

Dopo questi giorni bloccato in casa, l’uomo si dice sollevato e felice perché potrà finalmente tornare a spostarsi e a viaggiare in libertà.

Positivi al tampone: una vera prigionia

Sembrava che il peggio fosse passato, e invece l’incubo sembra non essere ancora finito: tra le nuove restrizioni e i colori per le regioni, il Covid è più presente che mai.

Si aggiunge a tutto ciò la nuova variante Omicron, la cui pericolosità viene ancora dibattuta largamente su scala internazionale.

Oltre alla preoccupazione che un tampone positivo apporta alla persona infetta, va considerato anche il disagio psicologico che la quarantena provoca. 

Dal primo lockdown ci siamo abituati a molti cambiamenti, tra cui la didattica a distanza e l’incremento delle ore in smart-working: ma questo non significa che essere obbligati a casa sia meno pesante.

Ed è proprio questo ciò che dichiara l’ormai negativizzato paziente zero: «Da domani potrò tornare a viaggiare – aggiunge il manager – ma in questi venti giorni, oltre all’angoscia e alla spada di Damocle rappresentata dai continui tamponi cui venivamo sottoposti, abbiamo potuto ritrovare la bellezza di stare tutti insieme come non accadeva da tempo».

Conclude poi «Per chi è abituato a viaggiare, stare venti giorni a casa non è facile, ti genera un senso di oppressione; ma c’è anche un lato positivo, vedere i miei figli quanto erano felici di avermi tutto il giorno in casa; loro sono stati bene, anche perché alla Dad ormai sono abituati. E comunque, ripeto, senza vaccino non saremmo stati mai tranquilli». 

Chiara Casagrande

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