È ormai passato un anno dall’assalto a Capitol Hill, ma sembra che la situazione in America non si sia ancora stabilizzata: c’è chi parla addirittura di una nuova guerra civile.

A prima lettura potrebbe sembrare la solita esagerazione, il solito discorso fatto per ottenere consensi e screditare un avversario politico e chi lo sostiene, ma c’è chi ha davvero il timore che la spaccatura negli USA sia più profonda di quanto appaia.

Lo scorso giovedì, ad un anno dall’insurrezione, Joe Biden ha parlato apertamente ai suoi cittadini, chiedendo loro di schierarsi: «In questo momento, dobbiamo decidere. Che tipo di nazione saremo? Diventeremo una nazione che accetta la violenza politica come norma?».

Mentre serpeggia l’ipotesi di una nuova candidatura di Donald Trump a Presidente degli States, si alimenta la paura che quello del 6 gennaio 2021 non sia stato un episodio singolo, bensì l’inizio di una vera e propria spaccatura, l’evento che avrebbe dato il via a conflitti e terrorismo interno al Paese.

Un remake di  “Via col vento”: in arrivo una seconda guerra civile?

A lanciare la provocazione è proprio uno dei giornali americani più affermati, a livello nazionale ed internazionale, il New Yorker, che in copertina scrive: «È in arrivo una guerra civile?».

I colleghi del New York Times aggiungono: «Stiamo davvero affrontando una seconda guerra civile?»; mentre il Washington Post commenta la vicenda avvertendo che un nuovo tentativo di colpo di Stato “potrebbe portare ad una nuova guerra civile”.

Sembra addirittura che il partito Repubblicano stia cercando non solo di giustificare gli attentati a Capitol Hill, ma di far passare i ribelli come dei veri e propri martiri che combattono per la democrazia.

C’è chi crede che la minaccia, ad oggi, sia ancora più grave di quanto non fosse un anno fa: Trump viene quasi osannato tra i suoi, mentre i gruppi più radicali di estrema destra, come gli Oath Keepers e i Proud Boys si mettono in marcia.