Dopo ore di indiscrezioni, l’atteso accordo è arrivato.
Il Consiglio di amministrazione di Twitter si è infine espresso favorevolmente rispetto alla proposta di Elon Musk.
Il fondatore di Tesla e SpaceX comprerà il social per usa spesa totale di 44 miliardi di dollari, ovvero 54,20 dollari cash per azione in contanti.
Al completamento della transazione, che avverrà entro la fine del 2022, Twitter diventerà una società privata.
Con l’acquisizione di Twitter l’uomo più ricco del mondo mette le mani su uno dei social più influenti promettendo di farne la piattaforma della libertà di parola per eccellenza.
“La libertà di parola è il fondamento di una democrazia funzionante e Twitter è la piazza digitale in cui si dibattono questioni vitali per il futuro dell’umanità” ha commentato lo stesso Musk.
Aggiungendo poi: “Voglio rendere Twitter migliore che mai potenziando il prodotto con nuove funzionalità, rendendo gli algoritmi open source per aumentare la fiducia, sconfiggendo i bot spam e autenticando tutti gli esseri umani. Twitter ha un enorme potenziale: non vedo l’ora di lavorare con l’azienda e la comunità di utenti per sbloccarlo”.
Creato nel 2006 da Jack Dorsey con l’idea di permettere alle persone di esprimere idee e commenti con testi brevi, a 16 anni dal primo tweet, la piattaforma nata a San Francisco si è trasformata in un potente strumento di comunicazione, una via di mezzo fra un giornale quotidiano istantaneo e un microfono sempre acceso in mano ai portavoce ufficiali di governi, aziende e opinion leader.
La piattaforma era stata fortemente criticata, negli ultimi tempi, per aver impedito a diverse persone di esprimere le loro idee.
Ovviamente non è semplice trovare il punto di equilibrio tra libertà di opinione, fake news e utilizzo propagandistico da parte di persone e organizzazione di dubbia eticità.
Le scelte operate da Twitter sono sempre state prese nell’ottica di rispettare le regole del social network.
Regole che Musk intende riscrivere completamente.
Bisognerà attendere gli sviluppo futuri per capire se questa crociata per il diritto d’espressione sarà davvero possibile e soprattutto se non renderà Twitter un far west di turpiloqui ed egocentrismo digitale.
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