Spettacolo

Morto a 78 anni Lino Capolicchio: biografia e film più famosi dell’attore

Morto ieri sera a Roma l’attore, sceneggiatore e regista Lino Capolicchio: aveva 78 anni.

Noto principalmente per il suo ruolo da protagonista nel film “Il giardino dei Finzi Contini” (1970) di Vittorio De Sica, tratto dal romanzo di Giorgio Bassani.

Il film vinse nel 1971 l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e nel 1972 il premio Oscar al miglior film straniero.

Capolicchio vinse inoltre il David di Donatello per la migliore interpretazione maschile. 

Biografia

Capolicchio nasce a Merano, in provincia di Bolzano, il 21 agosto del 1943.

Cresciuto a Torino, si era poi trasferito a Roma, dove aveva frequentato l’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico”.

Il suo esordio come attore fu a teatro, al Piccolo Teatro di Milano, diretto da Giorgio Strehler in Le baruffe chiozzotte (1964) di Carlo Goldoni.

Alla carriera teatrale, continuata anche nei decenni successivi, affiancò fin da subito quella cinematografica.

Tra i film più noti in cui ha recitato vanno sicuramente ricordati: “Metti, una sera a cena” (1969) di Giuseppe Patroni Griffi, “Il giovane normale” di Dino Risi (1969) e “La casa dalle finestre che ridono” (1976) di Pupi Avati.

Fra le altre cose fu anche doppiatore, docente al Centro sperimentale di cinematografia di Roma (CSC) e regista, sia teatrale che cinematografico.

È sicuramente da annoverare fra i protagonisti della stagione dello sperimentalismo e della militanza del cinema italiano degli anni Settanta.

Fondamentale, fra le altre cose, il suo ruolo da talent scout, Capolicchio infatti scopre ed introduce sulla scena cinematografica italiana attori del calibro di: Francesca Neri, Sabrina Ferilli, Pier Francesco Favino e Alessio Boni.

Molto chiara la sua concezione sul mondo dell’arte e la sua professione da attore: “A poco a poco si è venuta a insinuare un’idea mercantile di questa professione, non più legata a un’idea di cultura ma esattamente come avviene per un qualsiasi prodotto sottoposto alle leggi del mercato. La cosa più importante è perseguire l’idea di cultura, il mercato, se lavori bene, prima o poi arriverà”.

Manuela Ronchi

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