Peste suina, un caso a Roma: cosa succede? É pericolosa per l’uomo?

Caso di peste suina africana (Psa) rilevato a Roma.

A renderlo noto il commissario straordinario per l’emergenza Angelo Ferrari.

Ferrari, contattato telefonicamente dall’Ansa, ha dichiarato: “Sì, c’è un caso, la zona dovrebbe essere quella del parco dell’Insugherata. Stiamo effettuando i controlli necessari”.

Se confermato si tratterebbe dunque del primo caso di peste suina, malattia virale che colpisce maiali e cinghiali, fuori dall’area sino ad ora interessata, ovvero quella che va dalla provincia di Genova e si estende in direzione del Piemonte fino a Serravalle Scrivia (Alessandria).

La malattia

La peste suina africana è causata dal virus ASFV, un patogeno particolarmente resistente: sopravvive in ambiente esterno fino a 100 giorni, resiste per diversi mesi all’interno di salumi o nella carne congelata, negli animali guariti dalla malattia.

Le persone possono contribuire a diffonderlo (soprattutto negli allevamenti, dato che il contagio può avvenire per contatto con qualsiasi oggetto contaminato, abbigliamento compreso), anche se il virus non le fa ammalare, possono quindi solo rappresentare un “veicolo di trasmissione”.

Nel 90 per cento dei casi gli animali contagiati muoiono nel giro di dieci giorni a causa di emorragie interne.

Negli allevamenti di maiali colpiti dalla peste la soluzione più efficace è l’abbattimento degli esemplari contagiati per limitare la diffusione del virus, non esistono infatti nè farmaci nè vaccini per limitarei danni causati dalla malattia.

Originaria del Kenya, la peste suina africana è endemica nell’Africa sub-sahariana ma negli ultimi quindici anni in Europa si è diffuso un nuovo ceppo.

Fu rilevato per la prima volta nel 2007, quando si svilupparono dei focolai in Georgia, Armenia, Azerbaigian, Russia, Ucraina e Bielorussia.

La situazione in Italia

I primi casi italiani di quest’anno erano stati riscontrati analizzando alcune carcasse di cinghiali trovati morti in provincia di Alessandria e in provincia di Genova.

Per scongiurare la diffusione del virus, a gennaio il ministero della Salute e quello delle Politiche agricole avevano vietato la caccia, la raccolta di funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain biking e altre attività che avrebbero potuto causare contatti con animali infetti.

La diffusione della peste suina africana preoccupa soprattutto gli allevatori, non solo per gli effetti di un eventuale contagio tra i maiali cresciuti per la produzione di carne.

La semplice presenza della malattia in un territorio porta alla sospensione di tutte le esportazioni di carne verso i paesi che non fanno parte dell’Unione Europea e la sospensione delle esportazioni di carne di maiale prodotta nelle aree di contagio verso i paesi dell’Unione Europea.