mose

Ancora sotto i riflettori il Mose, l’ormai arcinoto sistema di dighe mobili ideato e realizzato per proteggere la laguna di Venezia dal fenomeno dell’acqua alta.

Ancora una volta, a finire sotto la lente d’ingrandimento sono i costi esorbitanti di gestione del Mose, un sistema che ancora risulta attivo “in via sperimentale”. L’unica cosa che sembra invece non sperimentale, ma quasi scientifica è l’aumento del costo della grande opera: si è passati dal miliardo e mezzo del primo progetto a ben 6 miliardi e mezzo di oggi. Un aumento vertiginoso di ben 5 miliardi, e l’opera deve ancora essere terminata.
In aggiunta a questo, la perenne burocrazia causa i blocchi dei cantieri. I ritardi si accumulano, nonostante siano stati nominati dei commissari straordinari dotati di ampi poteri. E nel frattempo l’acqua salina corrode l’opera.

L’inchiesta de L’Espresso

L’Espresso già lo scorso anno aveva lanciato l’allarme sullo stato di corrosione che i meccanismi presentavano sott’acqua, e denunciava l’assenza pressocché totale di manutenzione. In particolare, secondo il settimanale, le cerniere che tengono ancorate le paratoie alle basi in calcestruzzo posizionate sul fondale si presentano in uno stato di “forte corrosione”.
Il merito di aver denunciato la situazione va a due ingegneri, esperti in sistemi corrosivi, Susanna Ramundo e Gianmario Paolucci.

A distanza di un anno, dunque, cosa è cambiato? Stando alle parole di Susanna Ramundo, riportate dall’Espresso, “nulla”. La manutenzione ordinaria era stata affidata con una gara da 64 milioni a Fincantieri, ma è stata annullata. Nel frattempo, tra indagini della Guardia di Finanza, assenza di fondi e burocrazia, la corrosione avanza.

Anche il commissario straordinario per il Mose ammette che è tutto fermo

Proprio in questi giorni, il commissario straordinario per il Mose, l’architetto Elisabetta Spitz, in conferenza stampa, ha dichiarato che per due anni e mezzo i lavori per il completamento dell’opera sono rimasti fermi e che la ripartenza dei cantieri è prevista a giugno di quest’anno, con conclusione dell’opera fissata (forse) per il 31 dicembre 2023.

Tra le tante incertezze e scandali che hanno coinvolto l’opera (tra cui tangenti, corruzione etc), una sola cosa sembra certa: il Mose costerà 63 milioni all’anno per funzionare (manutenzioni comprese) nei prossimi 11 undici. Il che fa 693 milioni di euro che si aggiungono ai 6 miliardi complessivi.