Una scossa di magnitudo 7.8 è stata registrata alle 4:17 ora locale (2:17 italiane) nel Sud della Turchia, in prossimità del confine con la Siria. L’ipocentro di tale sisma sarebbe avvenuto a circa 25 km di profondità nella provincia di Gaziantep. Le scosse di assestamento successive al tragico evento sarebbero state circa 120, secondo i dati dell’Agenzia turca per la gestione dei disastri e delle emergenze (Afad). 46 di queste in particolare avrebbero registrato una magnitudo di 4,3 o superiore.
Migliaia i feriti e dispersi.
Oltre 2.300 le vittime tra la città turca e quelle siriane.
2.824 gli edifici crollati.
La Turchia ha da sempre rappresentato una zona “attraversata da diversi sitemi di faglia” ha spiegato a Fanpage.it il prof. Salvatore Stramondo, direttore dell’Osservatorio Nazionale Terremoti dell’INGV. La scossa registrata nel Paese infatti ha superato di circa 1000 volte quella avvenuta nel disastro italiano di Amatrice dell’agosto 2016.
I terremoti sono da sempre una realtà che causa grande caos all’interno delle realtà di tutto il mondo. Nel corso della storia infatti si è assistito a numerosissimi eventi sismici che data la loro imprevedibilità hanno causato un ingente numero di danni e vittime.
Innanzitutto bisogna partire dicendo che la maniera che viene internazionalmente riconosciuta per misurare la potenza dei fenomeni sismici si chiama scala Richter, introdotta negli anni Trenta del Novecento. Tale sequenza presenta valori quali la magnitudo – ovvero il rapporto tra la grandezza in esame e una campione a essa omogenea – misurato su scala logaritmica e l’intensità – che a differenza della precedente è il rapporto tra potenza e superficie.
Nel caso specifico dei terremoti, gli esperti di tutto il mondo si occupano di attribuire una misurazione della magnitudo che possa fornire una stima dell’energia sprigionata dal fenomeno nel punto della frattura della crosta terrestre detta ipocentro.
Nonostante ciò, un sistema similare ante scala Richter è da sempre stato costituito dai sismografi, ovvero macchine che anche in forma rudimentale permettevano la stima approssimativa del grado di intensità che i terremoti da sempre presentano.
Secondo tali analisi dunque si è stilata una classifica dei peggiori terremoti della storia:
TERREMOTO DI VALDIVIA – 22 Maggio 1960
Il Grande terremoto del Cile – nome con il quale è passato alla storia – si è verificato negli anni ’60 e con una magnitudo di 9,5 si presenta come il più potente fenomeno sismico della storia. Fortunatamente la scarsa densità abitativa della zona nella quale si verificò permise di calcolare un numero ridotto di vittime, le quali si aggirarono intorno alle 3 mila.
TERREMOTO DELL’ALASKA – 27 Marzo 1964
Il terremoto dell’Alaska si posiziona al secondo posto con una magnitudo di 9,2 nello stretto di Prince William. I danni furono innumerevoli e ad aggravare la situazione furono anche le onde causate da uno tsunami che arrivarono ad altezze di oltre 30 metri.
MAREMOTO OCEANO INDIANO – 26 dicembre 2004
Ancora oggi considerato uno degli eventi più catastrofici della storia contemporanea, il maremoto verificatosi nell’Oceano Indiano al largo di Sumatra devastò le coste di numerosi paesi asiatici ed africani, provocando circa 230.000 morti. La magnitudo registrata si aggirava tra 9,1 e 9,3.
SISMA IN GIAPPONE – 11 Marzo 2011
Da sempre conosciuta come zona sismica per eccellenza, il Giappone ha assistito a numerose catastrofi tra le quali quella di Tōhoku è stata riconosciuta quale la più celebre. Con una magnitudo di 9,0 infatti si è andato creandosi uno tsunami violentissimo che, abbattendosi vicino alla città di Miyako, ha provocato il disastro alla centrale nucleare di Fukushima. Circa 16mila il bilancio delle morti.
Se si decide di prendere in analisi il contesto italiano invece, la magnitudo decresce di circa 2 valori della scala Richter, mostrando come il più potente terremoto verificatosi nell’era contemporanea sia stato registrato in Sicilia, nello Stretto di Messina, il 28 dicembre 1908.
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