Sembra rappresentare l’ultima moda che dilaga tra gli adolescenti, eppure in questo caso si tratta di un evidente fenomeno di autolesionismo sottostimato. La chiamano la cicatrice francese, un piccolo livido sul volto autoinflitto con un forte pizzicotto che lascia un segno di lunga durata.
La prima polemica è stata sollevata all’istituto scolastico a Molinella, in provincia di Bologna. Vedendo rientrare in classe tutti i ragazzini con lo stesso segno sul volto, gli insegnanti hanno inizialmente pensato a fenomeni di bullismo. Allertata la preside, si è immediatamente gridato ad un gesto pericoloso di emulazione.
Si tratterebbe invece di un fenomeno social che si starebbe facendo spazio sulle piattaforme frequentate dai giovanissimi, quali ad esempio YouTube e TikTok. I ragazzi che avrebbero presentato tale livido infatti sarebbero tutti tra gli 11 e i 14 anni.
Le stesse vicende si sono presentate anche in un altro istituto – Istituto comprensivo 12, questa volta nella città stessa di Bologna – nel quale la preside Filomena Massaro ci ha tenuto a dichiarare: “quella proposta che all’apparenza può sembrare priva di significato, in realtà è una forma di autolesionismo (…) [che] diventa una sorta di segno distintivo, come fosse un rito di passaggio per appartenere a una categoria ben precisa”.
E le preoccupazioni continuano, nella paura che il trend possa espandersi e portare a tristi epiloghi.
Apparentemente basta poco.
Un gioco inventato da qualche mente perversa. La diffusione social. Il seguito tra i ragazzini.
Le prime partecipazioni e le visualizzazioni. L’adrenalina della fama e poi, in alcuni casi, la tragedia.
Tutti ingredienti che non ci sembrano affatto nuovi.
Risale solo a qualche tempo fa infatti la famosa Blue Whale Challenge, il ‘gioco’ che come nel caso della suddetta cicatrice francese era stato diffuso dai giovanissimi sui social ed era diventato un vero must per tutti coloro volessero reputarsi celebrità.
Lo stesso vale per tutti quei trend che in soggetti particolarmente fragili o disturbati potrebbero innescare un senso di comunità tale da portarli ad una dipendenza da tali metodi di autolesionismo.
Partecipare a episodi del genere è il risultato di ragazzi che vogliono dimostrare qualcosa alla comunità, alla famiglia o semplicemente a se stessi. Resistenza al dolore, motivazione, ricerca di auto-accettazione e in alcuni casi anche potenza mentale. E soprattutto gli adolescenti sono le vittime di questi crudeli modelli che si approfittano delle loro fragilità in un’età estremamente complicata.
Tutto ciò dovrebbe portarci a una riflessione: qual è il punto di distinzione tra il gioco goliardico e le tendenze violente o autolesionistiche? Ciò che la società può fare è incrementare il grado di consapevolezza dei giovanissimi, attraverso incontri di formazione e educazione ad un uso cosciente degli strumenti del web.
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