Si chiamano Andrea Sceresini e Alfredo Bosco e sono i due giornalisti freelence italiani che da dieci giorni stanno aspettando di essere interrogati dai servizi di sicurezza ucraini prima di poter tornare all’esercizio del proprio lavoro.
Bloccati in Ucraina, con gli accrediti stampa revocati.
Sconosciute le motivazioni che avrebbero indotto il governo del Paese a ritenerli ‘collaboratori del nemico’ o addirittura ‘spie russe’.
L’Ordine dei Giornalisti si è attivato per fare in modo che la Farnesina eserciti la propria influenza nel caso.
Libertà, questa sconosciuta
Gli uomini della Sbu – Servizio di sicurezza ucraino – avrebbero avuto i primi dubbi sui due giornalisti già nel 2014-2015, quando i fatti del Donetsk e Lugansk erano stati diffusi dagli stessi.
Eppure la professione che questi due giovani ragazzi esercitano comprende di fatto il far trapelare i dettagli nascosti che si celano dietro alle notizie di superficie. E così anche quando si rischia di pagarne le conseguenze di fronte ad un governo avverso.
Chi sono i due collaboratori Rai?
- Andrea Sceresini, classe 1983, è un giornalista freelence autore di numerose inchieste e reportage di guerra. Collabora principalmente per l’emittente televisivo di stato e in aggiunta giornali di rilievo quali La Stampa, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano e L’Espresso.
Recentemente ha vinto il premio Igor Man per le sue corrispondenze dirette dall’Ucraina. - Alfredo Bosco invece è un fotoreporter, classe 1987. Inizia a lavorare sotto tale veste nel 2010, a seguito del diploma alla scuola di fotografia John Kaverdash di Milano e del workshop a Cesuralab sotto il maestro Alex Majoli. In tutta la sua carriera si è occupato principalmente delle situazioni di disagio in alcuni paesi colpiti da gravi crisi geopolitiche o guerre – si vedano ad esempio i suoi lavori a seguito del terremoto di Haiti, il giro della droga nello stato messicano e la recente guerra in Ucraina. È diventato uno dei maggiori collaboratori Rai a seguito del suo lavoro del 2014 nel Donbass nel quale ha fatto conoscere le cosiddette Aree di Crisi, dalle quali prende il nome la mostra curata dallo stesso freelencer. Nel 2015 è stato premiato da Lensculture come uno dei 50 migliori talenti emergenti nel mondo della fotografia grazie ai suoi svariati lavori nei paesi dell’ex Unione Sovietica della quale diventa un grande esperto.
Entrambi attivi nel reportage durato quattro anni con focus sul Donbass, i due giornalisti sono quindi stati considerati ‘spie russe’ o ‘collaboratori del governo sovietico’ da parte dei servizi segreti ucraini e stanno attualmente aspettando di poter essere ricevuti dall’organo competente per chiarire la situazione “Scopriamo (…) mentre siamo a Kyiv, che la nostra colpa – e quella di Salvatore, e di tutti gli altri – sarebbe quella di aver raccontato, nel 2014 e nel 2015, ciò che accadeva a Donetsk e Lugansk. Il che ci renderebbe automaticamente “collaboratori dei russi”.
Il tutto viene raccontato in un lungo post su Facebook da uno dei due giornalisti – Andrea Scaresini – che scrive: ” È successo questo. Dieci giorni fa a me e ad @boscoalfredo sono stati sospesi gli accrediti militari. Il perché non ci è stato mai comunicato ufficialmente, ma la voce che è girata – in primis nelle chat dei fixer – ci descrive come “collaboratori del nemico”, “spie dei russi” o qualcosa del genere. (…) Ci viene comunicato che gli ufficiali dell’Sbu, che sono i servizi di sicurezza, vogliono sottoporci a un interrogatorio. Non avendo nulla da temere, forniamo tutti i nostri dati e chiediamo di essere convocati il prima possibile. Solo che nessuno ci chiama”.
“Si dice che la prima vittima di una guerra è la verità. A volte lo è anche la libertà”.