Milano è la città con il reddito di lavoro dipendente pro capite più alto d’Italia.
All’estremo opposto, Rieti, con delle stime che sono di circa 9 volte più basse rispetto alla precedente.
Lo dimostrano le elaborazioni provinciali condotte dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne nel periodo compreso tra il 2019 e il 2021.
Il 17 febbraio 2023 infatti sono stati pubblicati i risultati relativi e come appare evidente viene evidenziata una grande differenza di stipendi in base alla zona territoriale prescelta.
“L’analisi dimostra che la geografia delle retribuzioni è diversificata territorialmente e sotto vari aspetti non rispetta la tradizionale dicotomia Nord-Sud” dichiara il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, il dottor Gaetano Fausto Esposito. “Infatti se confrontiamo la graduatoria del pil pro capite (che misura la produzione della ricchezza) con quella delle retribuzioni, vediamo che nel primo caso praticamente tutte le ultime trenta posizioni sono appannaggio di province meridionali (con la sola eccezione di Rieti), mentre in quella delle retribuzioni pro-capite troviamo ben 10 province del Centro-Nord, il che induce a riflettere sulle politiche dei redditi a livello locale”.
Le prime 10 città per reddito dello stipendio pro-capite più alto risultano:
(…) 107. Rieti: 3.317,55
Come è reso evidente dai dati riportati, Milano non svetta solamente in prima posizione per il valore più alto riportato, ma si aggiudica il podio con uno scarto estremamente significativo rispetto alle altre città italiane. Ai due estremi infatti, la ‘capitale’ milanese ha un peso sul totale del 90,7% sul reddito disponibile a livello nazionale, al contrario del solo 23,9% di quello di Rieti.
La media italiana del valore procapite si attesta all’incirca intorno al 12.473,20, due volte e mezzo più basso rispetto al solo reddito milanese.
In 22 province su 107 nel corso del triennio analizzato gli stipendi si sono radicalmente abbassati: tra queste figurano ad esempio Firenze, Venezia e Prato, le quali si stima che in soli 3 anni abbiano fatto perdere ai lavori dipendenti circa 312 euro a fronte della crescita nazionale di 301 euro.
Fortunatamente però, nonostante questo andamento abbia ricadute significative sui tassi medi italiani, non è complessivo di tutte le città del territorio nazionale. Basti vedere Savona – con un aumento del +14,3% -, Oristano – +11,8% – e il Sud della Sardegna – +11,2%. Di queste province che hanno registrato un aumento è interessante rilevare come 42 su 107 appartengano al Mezzogiorno, registrando un aumento dal 68,7% nel 2019 al 69,7% nel 2021. A beneficiarne sono però sempre le metropoli (71,3%) che rispetto alle province (57,6%) presentano uno scarto significativo.
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