Alzheimer addio: rivoluzionaria scoperta del Dementia Research Institute di Cardiff | C’è una data

Entro 20 anni potrebbe esistere un trattamento per la cura delle forme più comuni di Alzheimer.

Lo ha dichiarato un team di ricerca della Cardiff University con a capo la professoressa Julie Williams, la quale ha dichiarato di essere riuscita ad identificare ben 92 geni responsabili della condizione progressiva.

“Entro il 2040 penso che saremo in grado di offrire una gamma di trattamenti e potremmo non sapere esattamente perché, ma uno di loro sarà in grado di agire sulla vasta gamma di cause”.

Come cambierà il trattamento dell’Alzheimer nel 2040?

“Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza, un termine generale che si riferisce alla perdita di memoria e di altre abilità intellettuali talmente grave da interferire con la vita quotidiana”. La definizione viene data dall’Alzheimer’s Association, la quale sottolinea che tale disturbo rappresenti il 50-80% dei casi di demenza.

“Tale morbo è una malattia progressiva, nella quale i sintomi di demenza peggiorano gradualmente in un certo numero di anni. Nelle sue fasi iniziali, la perdita di memoria è leggera; tuttavia, con il morbo di Alzheimer in fase avanzata, le persone perdono la capacità di portare avanti una conversazione e di reagire nel loro ambiente. Chi [ne] soffre vive in media otto anni dopo che i sintomi diventano evidenti agli altri; tuttavia, la sopravvivenza può variare da quattro a vent’anni, a seconda dell’età e di altre condizioni di salute”.

Le notizie provengono dal centro di ricerca dell‘UK Dementia Research Institute con sede presso la Cardiff University, dove gli esperti si stanno occupando di approfondire le conoscenze in merito a questa malattia degenerativa.

La professoressa Williams – direttrice del centro – ha dichiarato che la terapia genica nel corso degli anni ha effettuato passi da gigante. Dopo 30 anni di ricerche, ad oggi le conoscenze possedute potrebbero concretamente portare a risultati rivoluzionari.

“Una volta che si sa dove iniziare a guardare allora si possono studiare gli effetti che i geni hanno sulla specifica attività cerebrale” – ha sostenuto la ricercatrice, aggiungendo – “Test che costano milioni negli anni ’90 possono ora essere effettuati per circa £ 30. Per esempio ora sappiamo che i geni difettosi che cambiano il modo in cui le cellule immunitarie chiamato ‘lavoro microglia’. Questi sono i ‘camion della spazzatura’ del cervello che ripuliscono ciò che vedono come spazzatura. Possono essere meno efficienti nel rimuovere la spazzatura genuina e uccidere erroneamente cellule cerebrali sane, comprese le sinapsi. Naturalmente le sinapsi sono le connessioni tra i neuroni, quindi se vengono eliminate quando non dovrebbero portano alla perdita di connessioni, si perde il pensiero, si perdono i ricordi.”

Secondo lo studio la malattia – nonostante sia causata da una progressione degenerativa – dovrebbe essere trattata allo stesso modo di malesseri fulminanti quali infarto o un ictus, nei quali l’insorgenza è causata da una moltitudine di fattori e non da un’unica causa. Nell’istituto si sono a tal proposito scoperti ben 92 geni che aumentano significativamente il rischio di soffrire d’Alzheimer. 

Passi da gigante che sono stati effettuati solamente grazie alle moderne tecnologie dell’era contemporanea, come dichiarato dall’accademico Merthyr Tydfil, nominato CBE dello studio: “Ho imparato più negli ultimi sette anni rispetto ai 20 precedenti”.