Che cos’è e come funziona la protezione speciale che il governo Meloni vorrebbe cancellare?

La Premier Giorgia Meloni ha appena fatto ritorno dalla sua visita in Etiopia, durante la quale si è incontrata con il primo ministro Abiy Ahmed per il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra l’Italia e l’Etiopia, “a riprova dell’interesse italiano ad instaurare una cooperazione coni Paesi africani su base paritaria accompagnando i partner africani nel percorso di rafforzamento istituzionale e crescita socio-economica, attraverso la formazione professionale e lo sviluppo del capitale umano”.

A seguito di questo incontro, però, ciò che ne è scaturito è stata la decisione della ministra di abolire la protezione speciale, sostenendo che questa misura costituisca un’ulteriore protezione rispetto a quello che accade al resto di Europa, [e dunque] credo che l’Italia non abbia ragione di discostarsi dalle normative europee”.

Eppure si sbaglia.
La protezione speciale non esiste solo in Italia.

18 Paesi su 27 infatti presentano questa speciale forma di permesso di soggiorno che protegge le persone che nel proprio paese sono state discriminate per diversi motivi – religione, etnia orientamento sessuale, opinioni politiche – e che se vi ritornassero rischierebbero “una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare”.

Se ne discuterà ufficialmente martedì 18 aprile nell’aula del Senato.

Che cos’è la protezione speciale che la Meloni vuole abolire?

La protezione speciale esiste ufficialmente dal 2020.
Ma facciamo un passo indietro.

Quando un migrante si dirige in Italia chiedendo asilo, può ufficialmente ricevere o una negazione o una fra le tre possibili forme di protezione, ovvero status di rifugiato – se nel proprio paese rischiasse la persecuzione per motivi di etnia, religione, nazionalità, appartenenza politica – protezione sussidiaria – nel caso in cui ci sia un “rischio effettivo di subire un grave danno” – e infine la protezione speciale.

A differenza dei due scenari precedenti, la protezione speciale può essere riconosciuta attraverso un permesso di soggiorno stanziato in quanto nessuna delle altre alternative abbia funzionato. L’articolo 19 del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero cita: “la protezione speciale può essere assegnata a un migrante se ci sono fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare”.

In precedenza vigeva una norma similare chiamata protezione umanitaria, la quale però venne abolita da Matteo Salvini durante la sua carica da ministro dell’Interno, nell’anno 2018.
In seguito alla strage di Cutro – il famoso naufragio che ha interessato le coste del nostro Paese lo scorso 26 febbraio e che ha visto la morte di 90 migranti – è stato presentato un decreto omonimo nel quale viene eliminata questa parte di protezione (art 19) e che dovrà poi passare alla Camera per la sua conversione in legge.

Ma non si tratta di una protezione solo italiana, come invece sostiene Giorgia Meloni.
Solo nel 2022 almeno altri 11 paesi dell’Unione Europea – fra i quali la Germania con quasi 30mila permessi concessi, o la Spagna con 21mila – hanno concesso tali forme di sussidi umanitari.

E intanto la sinistra insorge, con la segretaria del Pd Elly Schlein che dichiara: “È una vergogna far pagare sulla pelle delle persone più fragili l’incapacità di questo governo di costruire delle politiche migratorie”.