L’incredibile storia della setta del suicidio sconvolge il Kenya | Adepti soffocati prima di essere sepolti?

Il fondatore della chiesa “Good News International“, Paul Mackenzie Nthenge, e il pastore Ezekiel Odero saranno ascoltati oggi dai giudici delle corti di Malindi e Mombasa. Il tutto in relazione alle morti di almeno 109 dei loro seguaci, nel cosiddetto “massacro di Shakaola“. Questo incredibile caso di cronaca ha scosso il Kenya e tanti osservatori esteri.

Le novità sulle condizioni delle vittime: si complica il caso?

Le accuse che penderanno sui due uomini vanno da istigazione al suicidio a crimini contro l’infanzia e genocidio. L’indicazione che alcune delle vittime della “setta del digiuno” in Kenya potrebbero essere state strangolate e soffocate prima di essere sepolte è emersa dalle prime autopsie effettuate a Malindi dal capo patologo del governo, Johansen Oduor. Lo stesso Oduor ha dichiarato che la maggior parte dei corpi analizzati presenta evidenti segni di deperimento da digiuno,  e da astinenza da cibo e acqua. Come predicato da Nthenge, insomma. Ma facciamo un passo indietro: come si è arrivati a questa incredibile situazione? Ecco un breve riassunto delle vicende legate alla setta di Nthenge e Odero.

La macabra vicenda

A Malindi, città sulla costa orientale del Kenya, è stata scoperta una storia incredibile dietro al rinvenimento di decine di cadaveri sotto la terra. Le indagini svolte dagli investigatori locali hanno portato alla luce un tragico caso di suicidio di massa. Un pastore, Paul Mackenzie Nthenge, avrebbe convinto i suoi fedeli a lasciarsi morire di fame, promettendo che così avrebbero potuto “incontrare Gesù”. I sopravvissuti, tutti kenioti, hanno raccontato alla polizia locale le atrocità a cui sono stati sottoposti, e come la sala delle preghiere della Good News International Church fosse stata trasformata in un luogo di morte e sofferenza. Al momento del blitz degli investigatori, la sala era piena di persone emaciate, ridotte pelle e ossa, circondate da escrementi. Durante l’operazione sono state trovate anche quattro persone ancora in vita, ma sono morte poco dopo il ricovero.

I precedenti di Nthenge

La polizia ha arrestato il predicatore e ha richiesto al tribunale di Malindi di trattenerlo il più a lungo possibile. Mackenzie Nthenge, però, si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda degli inquirenti e di mangiare. Il suo nome, tuttavia, era già noto alle autorità: nel 2017 era finito in carcere perché avrebbe vietato ai suoi seguaci di mandare i figli a scuola, sostenendo che “l’educazione non è riconosciuta dalla Bibbia”. Inoltre, nel marzo di quest’anno, la polizia aveva bussato alla sua porta dopo la morte di due bambini della comunità, ridotti alla fame dai genitori. Il presidente keniota William Ruto ha annunciato una vera e propria caccia all’uomo, promettendo di reprimere tutti i movimenti religiosi ritenuti “inaccettabili” e definiti “non diversi dai gruppi di terroristi”. Il presidente del Senato Amason Jeffah Kingi, invece, si è fatto portavoce della richiesta di giustizia dei familiari delle vittime.