Nel weekend si è sviluppata una discussione piuttosto peculiare che ha coinvolto il Club Alpino Italiano (CAI), la principale associazione italiana dedicata all’alpinismo e alla montagna, e diversi esponenti politici di destra in seguito a un grande equivoco che riguarda le “croci di vetta”, cioè le croci in legno, metallo o pietra presenti su buona parte delle cime delle Alpi e degli Appennini. La ministra del Turismo Daniela Santanchè e il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini hanno infatti montato una polemica opponendosi all’ipotesi che il CAI rimuovesse le croci dalle cime delle montagne: ipotesi che non solo è falsa, ma era stata anzi chiaramente esclusa dagli interessati.
La vicenda
La scorsa settimana, durante la presentazione di un libro, lo scrittore Marco Albino Ferrari, direttore editoriale e responsabile delle attività culturali del Club Alpino Italiano (CAI), aveva sostenuto l’opportunità di non erigere, da qui in avanti, nuove croci in cima alle montagne, dicendo però chiaramente che non si dovrebbero rimuovere quelle già esistenti. Questa dichiarazione era stata poi riportata in un articolo sul portale del CAI Lo Scarpone, nel quale si leggeva che era “condivisa pienamente” dall’associazione. L’articolo però, è stato ripreso con titoli equivoci da alcune testate, e successivamente citati da diversi politici che hanno dato vita a reazioni fortemente polemiche su una notizia assolutamente falsa.
Perché esistono le croci di vetta?
L’usanza di erigere le croci sulle montagne con il significato moderno nacque alla fine del Settecento per celebrare e ricordare imprese alpinistiche e al tempo stesso dare una forma concreta a preghiere cattoliche. Tuttavia, da anni c’è un dibattito su queste installazioni: in parte perché la croce non è un simbolo laico e universale, e in parte per via della sempre maggiore attenzione al rispetto delle montagne come ambienti naturali, da preservare liberi da infrastrutture e monumenti umani. Il libro dalla cui presentazione è nata la polemica si chiama Croci di vetta in Appennino (Ciampi Editore, 2022) della storica dell’arte Ines Millesimi, un saggio che mappa e racconta le storie delle 68 croci presenti sulle cime degli Appennini. Su Facebook, Millesimi ha ribadito che nessuno durante la presentazione ha detto di voler rimuovere le croci, e ha accusato i politici di aver strumentalizzato il dibattito. Nell’articolo pubblicato su Lo Scarpone, peraltro, veniva espresso un giudizio chiaramente negativo sull’ipotesi di rimuoverle. Il CAI guarda infatti con rispetto le croci esistenti, ma non solo: si preoccupa del loro stato ed eventualmente, della loro manutenzione (ripulendole dagli adesivi o restaurandole in caso di bruschi crolli). Questo perché rimuoverle sarebbe come cancellare una traccia della nostra storia e della nostra cultura.
La strumentalizzazione politica
“Resto basita dalla decisione del CAI di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al ministero”, ha detto Santanchè alle agenzie di stampa domenica: “Non avrei mai accettato una simile decisione che va contro i nostri principi, la nostra cultura, l’identità del territorio, il suo rispetto”. Salvini ha pubblicato invece sulla sua pagina Facebook un’immagine che riprendendo il titolo di un articolo di TGCOM24, faceva fraintendere la posizione del CAI e ha scritto: “Penso che la proposta di “vietare” il Crocifisso in montagna perché “divisivo e anacronistico” sia una sciocchezza, senza cuore e senza senso, che nega la nostra Storia, la nostra cultura, il nostro passato e il nostro futuro”. Il presidente generale del CAI, Antonio Montani, ha replicato alle parole di Santanchè, Salvini e altri politici scusandosi “per l’equivoco generato dagli articoli apparsi sulla stampa” e, di fatto, si è dissociato dalle opinioni di Ferrari (che comunque non prevedevano di rimuovere le croci). Salvini ha commentato: “Scelta di buonsenso del Cai che, dopo il nostro appello, fa dietrofront sullo stop alle croci in cima alle montagne. Bene così!” Anche se non c’è nessun dietrofront, dato che, lo ricordiamo ancora una volta, questa decisione in realtà non era mai stata presa.