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Chi è Mario Meneguzzi? Lo zio di Emanuela Orlandi e le accuse di molestie alla sorella della 15enne scomparsa nel 1983

Mario Meneguzzi. È questo l’ultimo nome legato al mistero attorno alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Si tratta dello zio di Emanuela, il marito della sorella di Ercole Orlandi, Lucia, messo pontificio nonché padre della 15enne sparita nel nulla il 22 giugno del 1983. Lo zio della ragazza è tornato al centro della cronaca dopo che il suo nome è comparso tra le carte dei documenti inediti diffusi ieri dal Tg La7, ovvero un carteggio che era stato consegnato dalla procura del Vaticano a quella di Roma, ma in realtà è stato già sondato più volte nel corso dell’inchiesta ormai lunga 40 anni.

Chi è Mario Meneguzzi?

Nei documenti infatti, si fa riferimento a presunte molestie subite da Natalina Orlandi (sorella di Emanuela) da parte dello zio Mario, aprendo spazio all’ipotesi che l’uomo potrebbe aver riservato lo stesso trattamento proprio a Emanuela. Meneguzzi (oggi defunto), per volontà degli Orlandi gestì le prime telefonate a casa della vittima con i presunti rapitori di Emanuela, e i rapporti con l’esterno, in particolare con la stampa. Come altri parenti della 15enne, venne monitorato dalla polizia dopo la sua scomparsa. Lo stesso accadde anche con Anna Orlandi, zia di Emanuela.

Padre di Pietro, Giorgio e Monica, all’epoca era gestore di una caffetteria di Montecitorio. E anche se la pista, in realtà, come abbiamo detto, era già stata vagliata in passato, Meneguzzi ha sempre sostenuto di trovarsi a Torano, in provincia di Rieti, il giorno in cui la nipote sparì nel nulla. Tuttavia c’è anche la questione dell’identikit, ovvero la grande la somiglianza tra Meneguzzi e il profilo tracciato dal vigile e dal poliziotto di quell’uomo che era stato visto a parlare con Emanuela il giorno della sua scomparsa.

Nei documenti inediti emerge che alcuni mesi dopo la scomparsa della 15enne, il Segretario di Stato Vaticano di allora, Agostino Casaroli, scrisse un messaggio per posta diplomatica a un sacerdote sudamericano inviato in Colombia da Giovanni Paolo II. Un religioso che è stato a lungo confessore della famiglia Orlandi. Casaroli gli chiede se è vero che in passato Natalina Orlandi, sorella maggiore di Emanuela, gli ha rivelato di essere stata molestata sessualmente dallo zio Mario. E la risposta è sì. Torna così a farsi strada la cosiddetta pista familiare.

La pista familiare

All’epoca dei fatti, Meneguzzi venne attenzionato dagli investigatori e pedinato da Roma a Santa Marinella, proprio nell’ambito della pista familiare. Ma poi questa è stata messa da parte dopo che lo stesso Meneguzzi si accorse di essere seguito e chiese aiuto a Giulio Gangi, agente del Sisde che si occupò inizialmente della scomparsa. Questi gli disse che la macchina che lo seguiva aveva una targa coperta, ovvero una targa riconducibile ad una macchina della squadra mobile. Gangi successivamente disse che si pentì di aver dato quella informazione a Meneguzzi.

Quando Mario parlava con gli interlocutori al cellulare aveva inizialmente finto di essere il padre di Emanuela. Questo perché il padre reale, Ercole, dichiarò in un primo momento di non sentirsi pronto emotivamente. Ma poi Meneguzzi fece intuire che aveva un ruolo rilevante nella vicenda. Poche settimane dopo rivelò, infatti, che era stato lui a nominare l’avvocato Gennaro Egidio, legale che è sempre stato considerato appartenente ai servizi segreti del Sisde. Inoltre, rivela il Corriere della Sera, sarebbero stati anche gli stessi rapitori a chiedere che i rapporti con la stampa passassero allo zio e la prima chiamata alla famiglia Orlandi sarebbe passata proprio a casa di Meneguzzi, il 22 giugno: dall’altra parte del telefono qualcuno ha riferito che Emanuela stava bene e che il padre doveva fare il primo appello.

Ad ogni modo la pista familiare venne subito abbandonata quando Papa Wojtyla pubblicamente parlò prima di rapimento e poi in privato di pista del terrorismo internazionale. Da quel momento gli inquirenti italiani abbandonarono l’ipotesi interna alla famiglia per lanciarsi suggestivi complotti internazionali indicati dal Papa. La pista però adesso rivive nel fascicolo della procura di Roma, facendo infuriare il fratello di Emanuela. Per Pietro Orlandi infatti, il carteggio che tira di nuovo in ballo Meneguzzi sarebbe solo l’ennesimo depistaggio.

Alessia Arcidiacono

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