Gianmarco Mazzi, sottosegretario meloniano alla cultura, nonché agente di Massimo Giletti, smentisce Cairo. Questi, infatti, sostiene di aver chiuso “Non è l’Arena” per motivazioni economiche, ma Mazzi, interrogato dai Pm di Firenze, fornisce un’altra spiegazione. Secondo lui, infatti, le trattative sarebbero state a buon punto, ed instilla il dubbio che a influenzare la decisione di La 7 sia stato lo speciale sulle stragi mafiose che il giornalista stava preparando a partire dalle rivelazioni di Baiardo.
Intorno alla chiusura di Non è l’Arena, la trasmissione di Giletti in onda su La 7, si legano gli sviluppi dell’inchiesta fiorentina sulle stragi mafiose del 1993. I procuratori Turco e Tescaroli infatti, vogliono capire se davvero la motivazione, come sostiene l’editore Urbano Cairo, sia stata esclusivamente economica. L’ipotesi alternativa è legata infatti all’episodio della trasmissione dedicato ai rapporti con la mafia di Dell’Utri e Berlusconi, peraltro, proprio in quei giorni ricoverato al San Raffaele. Giletti la stava preparando anche sulla base di una fotografia ritraente Berlusconi con il boss Graviano e il controverso generale dei carabinieri Delfino. Foto risalente all’inizio degli Anni 90 e mostrata a Giletti dall’ambiguo Salvatore Baiardo, favoreggiatore dello stesso boss.
Sentito in Procura per quattro ore in quanto testimone, Cairo ha ribadito la sua versione, attribuendo la chiusura della trasmissione alle deludenti performance di share. E ha assolutamente negato che ci fossero interferenze sui contenuti della stessa. Ma i pm hanno allargato le indagini ad altri protagonisti della vicenda.
Uno in particolare è particolarmente importante. Si tratta di Gianmarco Mazzi, che nel mondo televisivo è un nome importante. Produttore discografico e televisivo, ex direttore del festival di Sanremo, nel 2022 scende in campo con Fratelli d’Italia. Eletto alla Camera, viene nominato Sottosegretario alla Cultura. Ai pm fiorentini interessa in quanto storico agente di Giletti. Il suo ruolo infatti, non è mai cessato con l’impegno governativo. Tanto che le interlocuzioni Mazzi-Cairo proseguono anche nei primi mesi di quest’anno. Lo testimonia una cena romana, a metà febbraio. Ai procuratori, proprio Mazzi ha fornito una versione divergente rispetto a quella di Cairo. Ha ricostruito le trattative con l’editore, a suo dire giunte a un livello avanzato, per rinnovare il contratto con Giletti per la stagione televisiva 2023/2024. Da quelle trattative Mazzi e Giletti avevano ricavato la concreta disponibilità di Cairo a proseguire il rapporto di lavoro. Una circostanza dunque totalmente incompatibile con quella della chiusura della trasmissione per motivi economici.
Peraltro, nello stesso periodo Solferino, casa editrice di Cairo, stava preparando una monografia su Dell’Utri, e aveva chiesto a Giletti di scrivere la prefazione al libro del giornalista Ferruccio Pinotti sulle stragi mafiose. Giletti aveva mandato il suo testo, da affiancare a quello dell’altro prefatore, lo stesso procuratore fiorentino Tescaroli. Ma quando il libro è stato pubblicato, la prefazione di Giletti è scomparsa. Inoltre, che il conduttore volesse allestire una trasmissione su Dell’Utri è confermato da un’altra circostanza. Della vicenda, Giletti parlò a un interlocutore di grande importanza: il pm antimafia Nino Di Matteo. Il magistrato però declinò l’invito per ragioni di opportunità istituzionale.
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