Novità sull’omicidio di Tupac Shakur | Riaperto il caso dopo quasi 30 anni

Nuovi sviluppi nelle indagini sulla morte della leggenda del Rap, Tupac Shakur, ucciso quasi trent’anni fa. La polizia ha perquisito una casa vicino Las Vegas, vicino a dove il rapper è morto a soli 25 anni in seguito a una sparatoria.

Indagini riaperte

Nuovi sviluppi nelle indagini sulla morte della leggenda del rap Tupac Shakur. Secondo quanto riportano i media americani infatti, la polizia del Nevada ha notificato di aver riaperto l’indagine sul suo caso. In particolare, secondo quanto riportato dal “Las Vegas Review Journal” gli investigatori avrebbero perquisito una casa a Henderson, il sobborgo di Las Vegas dove il rapper è morto il 13 settembre 1996, a causa delle ferite dovute ai quattro colpi di pistola ricevuti una settimana prima nella sua auto mentre aspettava un semaforo rosso. La casa perquisita si troverebbe a poco più di 30km dal luogo della sparatoria: la polizia non avrebbe ancora fornito dettagli sulla ricerca, ma il tenente del dipartimento di polizia metropolitana, Jason Johansson, ha fatto sapere: “È passato un po’ di tempo […]. È un caso che è rimasto irrisolto e speriamo che un giorno possiamo cambiarlo”, rifiutando di fornire ulteriori dettagli sulla perquisizione.

L’assassinio di Tupac

L’assassinio di Tupac Shakur avvenne il 7 settembre 1996, quando il rapper fu colpito da 4 proiettili esplosi da un’auto in corsa, di cui uno al polmone destro. I proiettili vennero sparati a Las Vegas, in Nevada, dopo che il cantante aveva assistito a un incontro di pugilato tra Mike Tyson e Bruce Seldon. Morì dopo sei giorni di agonia nell’ospedale University Medical Center per le conseguenze delle ferite riportate, alle ore 16:03 del 13 settembre 1996. Il rapper aveva solo 25 anni, e il colpevole non è mai stato trovato.

Nel frattempo, i rapporti tra Tupac e Notorious B.I.G., altro famosissimo rapper, si erano inaspriti, poiché quest’ultimo era stato accusato di avere avuto una parte nella rapina subita dallo stesso Tupac ai Quad Studios di New York. Il “beef” fra i due scatenò il cosiddetto scontro fra West Coast e East Coast nel quale i due protagonisti, si insultavano a colpi di hit. A causa di questa aspra rivalità Biggie e il suo amico Puff Daddy furono accusati per diverso tempo di essere i mandanti dell’omicidio di Tupac.

Il movente dell’omicidio

A risollevare di recente il polverone sulla morte del rapper, era stato lo speciale tv di Netflix “Unsolved: The Tupac and Biggie Murders”. Tramite l’analisi di documenti della Polizia di Los Angeles e interviste, per lo più inedite, il documentario, cerca di sbrogliare l’intricata matassa attorno all’uccisione di Tupac Shakur e Biggie Smalls.

Tra le testimonianze utilizzate, anche quella di Duane Keith Davis, in arte Keefe D, rapper e membro della gang losangelina dei Crips. “Ero un boss di Compton, spacciavo droga, e sono l’unico vivo in grado di raccontare la storia dell’omicidio di Tupac. Sono stato inseguito per vent’anni e sto uscendo allo scoperto ora perché ho il cancro. Non ho nient’altro da perdere. Tutto quello che mi interessa ora è la verità”, ha dichiarato Keefe D. La sue parole hanno avvalorato la tesi della rivalità fra gang, con i Bloods, di cui Tupac faceva parte, contrapposti proprio ai Crips, come causa scatenate della sparatoria. Tra le ipotesi più accreditate finora c’era quella che la sera del 7 settembre il boss della Death Raw Records, Suge Knight fosse stato coinvolto nel pestaggio di un membro dei Crips, Orlando “Baby Lane” Anderson, che era proprio il nipote di Keefe D.