Cos’è il “radome” e cosa succede a un aereo che si imbatte in una grandinata? Il caso del volo Delta a Milano

Tragedia sfiorata in alta quota: il volo Delta, partito da Milano e diretto a New York, è stato dirottato a Roma dopo che la grandine ha distrutto il muso del velivolo. Ma come mai è stata autorizzata la partenza? Adesso alcuni piloti cercano di ricostruire quello che è accaduto?

La vicenda

Il volo Delta Air Lines Milano Malpensa-New York, dirottato a Roma dopo che la grandine ha distrutto il muso del velivolo, poteva decollare o non c’erano le condizioni minime di sicurezza? Più passano le ore e più aumentano le perplessità tra i piloti sulla decisione del comandante di partire lo stesso. Alle 12.33 del 24 luglio l’aereo, un Boeing 767-300, si allontana dal gate per raggiungere la pista 35 assegnata in quella fascia oraria ai decolli. Negli stessi istanti però, c’è un temporale che viene registrato poco a ovest dell’aeroporto: vengono notati grandine e fulmini.

Verso le 12.47 il comandante di un Airbus easyJet ritiene che non ci siano le condizioni minime per decollare. Quattro minuti dopo, però, i piloti del volo Delta lasciano la pista. Tuttavia le carte meteo mostrano non solo che il temporale si è intanto intensificato, ma anche che i chicchi di grandine sono diventati più grossi. Alle 13 dunque, il volo si trova nel cuore del temporale e viene colpito da chicchi di grandine da 4 centimetri che danneggiano il muso, parte delle ali e dei motori e addirittura rompono uno dei finestrini sul lato del comandante. È in questo momento che i piloti lanciano il codice «7700» che indica una situazione di emergenza in corso. Non potendo rientrare a Malpensa per le condizioni meteo proibitive, l’equipaggio decide di virare verso sud e si mantiene a una quota bassa (6.100 metri) fino ad atterrare a Roma Fiumicino.

I danni al velivolo: cos’è il “radome”

Se un aereo si imbatte in una grandinata, l’impatto dei chicchi ad alta velocità ha ovviamente effetti significativi, e provoca diversi danni. Ad esempio è molto probabile che il parabrezza esterno si danneggi, sebbene il problema sia per lo più estetico, in quanto il parabrezza interno resta strutturalmente intatto. E, come nel caso del volo Delta, si possono avere danni ingenti al radome, ovvero la struttura nella parte anteriore del velivolo che ha il compito di proteggere le antenne radar. Questo tipo di rottura può sembrare particolarmente grave agli occhi di chi non ha familiarità con le componenti di un velivolo, tuttavia, non ha particolare incidenza sul volo dell’aeromobile. Se il radome si danneggia in modo significativo o viene addirittura perso, il problema sarebbe un aumento del livello di rumore. Tuttavia, allo stesso tempo, si amplifica la possibilità che si possa danneggiare l’antenna radar.

I dubbi

Quattro piloti contattati dal Corriere si chiedono come sia stato possibile decollare in quelle condizioni. È vero, come sottolineano tutti, che le indicazioni fornite dal «Metar» non segnalavano particolari criticità in ambito aeroportuale, ma fanno notare anche che, osservando le immagini fornite dal radar meteo, “si poteva vedere chiaramente” che lungo la rotta del volo Delta ci sarebbero stati grandine e fulmini. Gli stessi piloti vorrebbero capire perché il comandante statunitense non abbia “assecondato” il collega di easyJet che aveva liberato. E ipotizzano che tra i motivi potrebbe esserci anche la presenza di strumentazione non di ultimissima generazione.