Cos’è e a cosa serve la tassa sugli extraprofitti delle banche?

Lunedì sera, durante la conferenza stampa di presentazione dei cosiddetti «decreti omnibus», il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha annunciato che il governo imporrà sulle banche una tassa sugli “extraprofitti”, cioè i maggiori introiti guadagnati per via dell’aumento dei tassi di interesse su mutui e prestiti.

Di cosa si tratta?

Come abbiamo già accennato, la misura è stata approvata un po’ a sorpresa: non era infatti presente nell’ordine del giorno diffuso nel primo pomeriggio, e soprattutto due mesi fa il ministro dell’Economia Giorgetti aveva escluso che il governo ci stesse lavorando. Eppure la norma è stata varata, e se ne parlerà parecchio: sia perché colpirà in maniera significativa le banche (Salvini ha spiegato che il governo intende ricavarci “alcuni miliardi”), sia perché è una misura che, in modo simile, è stata applicata già da altri governi europei come quello spagnolo, guidato dal socialista Pedro Sánchez.

Il testo ufficiale del decreto non è stato diffuso pubblicamente, ma il Sole 24 Ore ha spiegato che verranno tassati al 40 per cento sia la differenza degli interessi «tra l’esercizio 2021 e 2022 eccedente il 3%», sia «l’eccedenza del 6% maturata tra il 2021 e il 2023». La tassa non potrà superare il 25 per cento del patrimonio netto della banca alla chiusura del proprio bilancio nel 2022, e dovrà essere pagata entro il 30 giugno 2024, quindi tra meno di un anno.

Lo scopo della nuova tassa

Non è ancora chiaro come il governo ha intenzione di usare i soldi ricavati. Probabilmente con questi fondi si cercherà di aiutare chi ha un mutuo a tasso variabile e sta facendo fatica a pagare le rate per via dell’aumento dei tassi di interesse. E sostenere le spese per i mutui per l’acquisto della prima casa. “Questo fondo che pensiamo sarà abbastanza congruo andrà ad alimentare le voci sul taglio delle tasse e il sostegno per i mutui sulla prima casa. Il ministro Giorgetti ha portato in Consiglio una norma di equità sociale”, ha dichiarato il vicepremier. “Non entriamo nel merito delle cifre – aggiunge Salvini – ma basta guardare gli utili del primo semestre 2023 delle banche per capire che non stiamo parlando di qualche manciata di milioni, ma si può ipotizzare di alcuni miliardi”. Secondo una prima stima, dovrebbe portare nelle casse dello Stato più di due miliardi.

Il governo aveva posto molta enfasi su questo tema: ha sempre criticato la politica della BCE di aumento dei tassi di interesse, che tra le varie conseguenze ha fatto aumentare notevolmente le rate del mutuo di chi lo ha stipulato a tasso variabile. In Italia sono moltissimi e per questo è un argomento molto sentito, e ovviamente l’argomento attrae l’attenzione anche in campo politico. A livello concreto però, fino a questo momento, il governo aveva fatto relativamente poco, se non trovare un accordo con l’Associazione Bancaria Italiana per la maggior promozione di alcune soluzioni per chi è in difficoltà con le rate. Secondo altre ipotesi circolate sui giornali, come sul Corriere, una parte dei soldi potranno servire al governo per finanziare la riforma dell’Irpef, ossia l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che lo stato esige da chiunque percepisca un reddito sopra una certa soglia. Della riforma si parla ormai da mesi, e sembra che il governo possa presentare la sua versione definitiva dopo l’estate.