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La Cassazione giudica inammissibile l’istanza dei legali di Bossetti: è l’epilogo del caso Scazzi?

La Corte di Cassazione ha giudicato “inammissibile” la richiesta, con la quale gli avvocati del muratore di Mapello, Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, chiedevano di poter analizzare i reperti dell’indagine che portò al suo arresto dieci anni fa.

Come stabilito dai togati della Corte suprema, la difesa non potrà analizzare i reperti della vittima, ma solo visionarli. I legali di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, avevano presentato un ricorso straordinario per poter mettere le mani, per la prima volta, su leggings, slip, scarpe, felpa e giubbotto della 13enne ginnasta di Brembate e sul Dna, che si è rivelato cruciale nell’incriminare Bossetti.

Un verdetto amaro è stato, come ha confermato l’avvocato Salvagni: “Al netto della lettura delle motivazioni per esprimere un giudizio ponderato, la prima impressione è che quanto accaduto sia incredibile al punto di farmi dubitare che la giustizia esista. Il potere vince sempre. Se su Massimo Bossetti possono esserci ancora colpevolisti e innocentisti magari al 50 e 50, al 100% si può affermare che in quei reperti c’è qualcosa che noi non possiamo accertare: c’è la risposta che Massimo è innocente. Quei reperti sono sempre stati intoccabili e il perché è ormai evidente“.

L’esito della Corte di Cassazione

Nell’ultimo ricorso la difesa sottolineava come, nella sentenza depositata il 26 luglio del 2023, i giudici della Cassazione avevano ribadito che l’autorizzazione all’esame dei reperti “deve ritenersi irrevocabile, valida, vigente, intangibile e non può essere in alcun modo discussa“, ma avevano commesso un “evidente errore di fatto”. In sintesi, a poche ore di distanza, il giudice aveva corretto se stesso e non era più possibile toccare gli abiti di Yara, né provare a ottenere nuove risposte dai campioni di Dna.

Un cambio di rotta intollerabile per i legali di Bossetti che, nel ricorso, rimarcavano come un giudice non può contraddire una precedente decisione e che andava quindi ribadita la correttezza della pronuncia della Cassazione con riferimento alla decisione del novembre 2019 nel punto in cui consentiva l’analisi vera e propria dei reperti e non solo la sua visione.

Oggi, 16 febbraio 2024, la Corte di Cassazione ha decretato, invece, che ai legali del condannato, Salvagni e Camporino, non resta che vedere, e non toccare, le prove che hanno contribuito inevitabilmente alla condanna all’ergastolo di Bossetti. La patata bollente per il momento, salvo cambi, passa nuovamente al Tribunale di Bergamo, che dovrà fissare una data per permettere alla difesa la visione dei reperti di Yara Gambirasio.

Giada Feregotto

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