Chi è Alberto Franceschini, l’ex BR identificato alla commemorazione di Navalny?

Alberto Franceschini, 76 anni, è stato tra i fondatori, nonché massimi esponenti, del gruppo terroristico Brigate Rosse, insieme a Renato Curcio e Mara Cagol. Nato a Reggio Emilia, si era avvicinato all’attività politica prendendo la tessera della Fgci nel 1962. Nel 1969, uscì dal partito, dando origine ad un collettivo “operai-studenti”, militando poi all’interno della “sinistra proletaria” a Milano e diventando, in seguito, amico di Renato Curcio.

Fu considerato uno dei “colonnelli” delle Brigate rosse e condusse il primo clamoroso sequestro, quello del giudice Mario Sossi. Arrestato nel 1974, si dissociò dalla lotta armata il 21 febbraio 1987, con una dichiarazione sottoscritta nel carcere romano di Rebibbia. Verrà rilasciato poi dall’istituto detentivo nel 1992.

Dove è stato individuato di recente Franceschini?

Secondo quanto riporta Adnkronos, è Alberto Franceschini, la persona identificata dalla Digos a Milano, mentre, insieme a una dozzina di manifestanti, deponeva fiori in occasione della commemorazione di Alexei Navalny, il dissidente russo morto il 16 febbraio 2024, in cella nella gelida Siberia. L’evento ha avuto luogo in un luogo significativo, ossia nei giardini dedicati alla giornalista russa assassinata Anna Politkovskaya.

“L’identificazione delle persone è un’operazione che si fa normalmente nei dispositivi di sicurezza per il controllo del territorio, il personale mi è stato riferito che non avesse piena consapevolezza”, aveva riferito il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a seguito delle polemiche scaturite dall’iniziativa delle forze dell’ordine. E, ancora, l’identificazione da parte di una pattuglia della polizia “non aveva alcuna finalità di impedire l’esercizio delle libertà dei partecipanti all’iniziativa”, ha chiarito la Questura in un secondo momento.

Il personale, aggiungeva la Questura, “si è recato sul posto al fine di identificare compiutamente il promotore dell’iniziativa, in quanto era pervenuta il 17 febbraio alla questura un’email generica che preannunciava la presenza in loco di non più di tre persone. In particolare, il presunto organizzatore, Boris Gonzhalenko, sconosciuto agli atti d’ufficio, aveva omesso di allegare copia del documento d’identità (un passaporto russo), omettendo anche di precisare l’orario dell’iniziativa: informazioni che vengono ordinariamente indicate nell’atto di preavviso alla questura.

La nota ha assicurato, inoltre, che l’intervento della pattuglia, trovatasi di fronte ad un manipolo di gente, a fronte delle tre preannunciate, era finalizzato semplicemente a verificare con esattezza l’identità del promotore. La simultanea identificazione di tutti i presenti non aveva alcuna finalità di impedire l’esercizio delle libertà dei partecipanti all’iniziativa. Dopo l’accaduto il senatore del Partito Democratico, Filippo Sensi, aveva annunciato un’immediata interrogazione parlamentare a Matteo Piantedosi: “Chiederemo conto di che Paese siamo”.