La prima donna che ha accusato l’ ex artista gesuita, Marko Rupnik, di abusi spirituali, psicologici e sessuali, ha parlato pubblicamente mercoledì 21 febbraio 2024, per chiedere limpidezza nei corridori del Vaticano, nonché un rapporto di tutti i vescovi che lo hanno coperto per ben una trentina di anni.
I mosaici di Rupnik decorano chiese e basiliche in giro per il mondo, compreso il santuario cattolico di Lourdes, in Francia, la futura cattedrale di Aparecida, in Brasile, e la cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico.
Gloria Branciani, di 59 anni, ha fatto la sua comparsa durante una conferenza stampa con uno dei più illustri avvocati accreditati dal Vaticano a Roma, Laura Sgro, per raccontare la sua vicenda in pubblico. Ha descritto nei dettagli gli abusi del reverendo Marko Rupnik, inclusa la sua passione per il sesso a tre “a immagine della Trinità”.
I gesuiti lo hanno cacciato dall’ordine lo scorso anno, a seguito del suo rifiuto di rispondere alle accuse di molestie spirituali, psicologiche e sessuali da parte di una ventina di donne, gran parte delle quali facevano parte, come Branciani, di una comunità religiosa di ispirazione gesuita da lui co-fondata nella sua Slovenia. Da quel momento, è stata soppressa.
Lo scandalo Rupnik ha dominato i titoli dei giornali per oltre un anno a causa delle voci, secondo le quali avrebbe ricevuto un trattamento di servigi da parte di un Vaticano dominato dai gesuiti, per via della sua rilevanza sia come artista sia come predicatore gesuita di fama internazionale. Da Papa Francesco ai gesuiti, che guidavano l’ufficio vaticano responsabile per crimini sessuali e crimini sacramentali, nessuno è escluso: lo hanno allontanato dai guai per ben due volte.
Con la pressione crescente dello scandalo, Papa Francesco in ottobre 2023 ha deciso di riaprire il caso e Branciani ha avuto modo di lasciare la sua testimonianza, davanti al Dicastero per la Dottrina della Fede. Laura Sgro ha dichiarato di non sapere quali siano le probabili linee di indagine, siccome le pratiche del Dicastero sono segrete, anche per le vittime e i loro legali.
Branciani, che per prima denunciò Rupnik ancora nel 1993, per poi abbandonare la comunità religiosa slovena, supplicò che gli episodi dello scandalo Rupnik e dell’omertà venisse resa nota pubblicamente, inclusi i relativi documenti. Credeva che il Papa fosse ancora all’oscuro dei particolari e che anche lui avrebbe potuto conoscere una volta per tutte la verità.
“Lui (Rupnik) è sempre stato protetto da tutti, e tutto ciò di cui potevi accusarlo è stato minimizzato o negato“, ha affermato. “Speriamo che la nostra testimonianza – e per questo ci esponiamo così, perché ci sentiamo protetti e sostenuti – possa stimolare una maggiore trasparenza e una presa di coscienza da parte di tutti, e magari anche del papa che non era proprio a conoscenza della fatti accaduti”.
L’ex superiore gesuita di Rupnik, il reverendo Johan Verschueren, ha affermato di non poter fornire contatti per un avvocato per Rupnik. Non c’è stata alcuna risposta immediata a un’e-mail di richiesta di commento da parte dello studio d’arte Centro Aletti di Rupnik e centro ecumenico di Roma. Rupnik non ha rilasciato commenti pubblici, dal momento dello scandalo, anche se il Centro Aletti lo ha caldamente appoggiato e ha denunciato un accanimento mediatico contro di lui.
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