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Chi è e di cosa è accusato Baris Bayun, presunto boss della mafia turca arrestato in Italia?

Il presunto capo della mafia turca, Baris Boyun, è stato arrestato oggi, mercoledì 22 maggio, in seguito a un’operazione congiunta delle forze dell’ordine italiane e Interpol. Boyun è stato prelevato dagli agenti dal suo appartamento nella frazione di Bagnaia, in provincia di Viterbo, e presumibilmente condotto a Milano.

Boyun è nato nel 1984 in Turchia ed è di origine curda, è accusato di essere a capo di un gruppo criminale in Turchia.

È stato arrestato nel 2022 a Rimini in seguito all’esecuzione di un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità giudiziaria turca. L’uomo, all’epoca dei fatti, era indagato nell’ambito di un procedimento penale pendente in Turchia per vari reati. Tuttavia, la richiesta di estradizione è stata respinta prima dalla Corte d’Appello di Bologna e successivamente, il 14 giugno, anche dalla Corte di Cassazione.

Secondo quanto riportato dall’indagine della Dda di Milano, Baris Boyun avrebbe evitato un agguato in Italia e successivamente avrebbe pianificato un attentato contro il presunto mandante del suo omicidio, il capo di un clan avversario, coinvolgendo un gruppo di fuoco che avrebbe attaccato una fabbrica in Turchia. Tuttavia, questo piano è stato sventato grazie alla tempestiva comunicazione della polizia italiana alle autorità turche.

Le accuse sono molteplici e comprendono associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, formazione di una banda armata con l’intento di creare un’associazione con fini terroristici e di commettere attentati terroristici. Inoltre, si aggiungono l’accusa di detenzione e trasporto illegale di armi e esplosivi, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, omicidio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le indagini della task force hanno preso avvio nell’ottobre del 2023, in seguito all’arresto di tre membri dell’organizzazione. Questi individui sono stati fermati mentre cercavano di raggiungere la Svizzera, in possesso di due pistole, di cui una clandestina, munizioni e materiale di propaganda.

In quell’occasione, secondo quanto emerso dagli accertamenti delle forze dell’ordine successivamente all’arresto, i tre individui stavano agendo come scorta per il loro capo, Baris Boyun, e la sua compagna. Si spostavano a bordo di un veicolo separato.

Boyun continuava a gestire e coordinare la sua rete operativa in Europa dall’Italia, dove si trovava in un’abitazione a Crotone sotto arresti domiciliari con braccialetto elettronico, accusato di detenzione e porto illegale di arma da fuoco.

Raffaella Lionetto

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