Curiosità

Peter Kürten, la macabra storia del vampiro di Düsseldorf

Peter Kürten, il “Vampiro di Düsseldorf”, fu un serial killer brutale che terrorizzò la Germania, traendone piacere perverso.

Negli anni ’20, un’ondata di terrore attraversò Düsseldorf, una città tedesca sconvolta da una serie di omicidi brutali e apparentemente inspiegabili.

Ad orchestrare questa scia di sangue fu Peter Kürten, noto come il “Vampiro di Düsseldorf“, un uomo che non solo uccideva, ma traeva piacere nel bere il sangue delle sue vittime. La sua figura, una miscela di orrore e perversione, rimane uno dei simboli più inquietanti della storia dei serial killer.

Ma andiamola a scoprire assieme.

Peter Kürten, un’infanzia segnata dalla violenza

Peter Kürten nacque il 26 maggio 1883 a Mülheim, in una famiglia povera e abusiva. Suo padre, alcolizzato e violento, sottoponeva i figli a continui maltrattamenti, costringendoli persino ad assistere ai suoi rapporti sessuali con la moglie.

Questo ambiente tossico lasciò segni profondi su Kürten, che fin dall’infanzia manifestò comportamenti disturbanti. Già a nove anni, iniziò a torturare e uccidere animali per provare un piacere sadico, un chiaro segnale delle inclinazioni che avrebbero segnato la sua vita.

Il primo omicidio noto di Peter Kürten risale al 1913, quando uccise una bambina di nove anni, Christine Klein, trovata nel letto di una locanda durante un furto. Dopo averle tagliato la gola, Kürten si recò il giorno successivo sul luogo del delitto per ascoltare i racconti orripilati dei residenti, provando una perversa soddisfazione.

Tuttavia, la sua attività criminale si intensificò solo nel 1929, quando iniziò una serie di omicidi e aggressioni che avrebbero seminato il panico a Düsseldorf.

Un modus operandi brutale

Kürten non aveva un metodo unico per uccidere. Usava forbici, coltelli e martelli per torturare e uccidere le sue vittime, tra cui bambini, giovani donne e uomini.

Tra i casi più noti vi furono le uccisioni di due sorelline, Luise Lenzen e Gertrude Hamacher, strangolate e accoltellate mentre tornavano da una fiera.

Kürten era motivato non solo dalla violenza fisica, ma anche dal piacere sessuale derivante dalla sofferenza delle sue vittime, arrivando persino a bere il loro sangue direttamente dalle ferite.

L’arroganza di Kürten era sorprendente, in quanto non solo non cercava di nascondere le sue tracce, ma in alcune occasioni parlava con la polizia sotto falsa identità, fingendo di essere un cittadino preoccupato. In altri casi, tornava sui luoghi dei suoi crimini per rivivere l’orrore che aveva provocato.

L’arresto, il processo e un macabro epilogo

La cattura di Peter Kürten avvenne nel 1930 grazie a un errore: una vittima sopravvissuta inviò una lettera che finì nelle mani della polizia. Quando si rese conto che il cerchio si stava stringendo, Kürten convinse sua moglie a denunciarlo per riscuotere la ricompensa offerta dalle autorità.

Durante il processo, Kürten si presentò come un uomo senza rimorsi, sostenendo di aver ucciso per vendetta contro le sofferenze subite nella sua vita. Nonostante la difesa basata sull’insanità mentale, fu condannato a nove pene capitali. Il 2 luglio 1931, fu giustiziato tramite ghigliottina a Colonia.

Anche dopo la morte, Kürten continuò a suscitare orrore. La sua testa fu dissezionata e analizzata dagli scienziati, alla ricerca di anomalie cerebrali che potessero spiegare la sua brutalità. Non ne furono trovate.

Oggi, il suo cranio mummificato è esposto al museo Ripley’s Believe It or Not nel Wisconsin, un macabro simbolo di uno dei serial killer più spaventosi della storia.

La figura di Peter Kürten continua a essere studiata per comprendere la mente dei serial killer. Il suo soprannome di “Vampiro di Düsseldorf” non si riferisce solo alla sua abitudine di bere sangue, ma anche al terrore paralizzante che inflisse a un’intera città.

Kürten rappresenta un caso estremo di perversione umana, alimentato da un’infanzia di abusi e una vita di devianza che lo condusse a cercare piacere nel dolore altrui.

Barbara Soehner

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