Uno studio condotto dall’ONU rivela che più della metà della popolazione mondiale non dispone dell’accesso a fonti di acqua potabile sicura.
Si tratta dei uno dei punti fondamentali degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, dichiarati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, da raggiungere entro il 2030. Nello specifico, parliamo del principio numero sei: acqua pulita e servizi igienico-sanitari per garantire la disponibilità equa e la gestione sostenibile di acqua e l’accesso ai servizi igienico-sanitari.
Manca l’acqua potabile: le cause più comuni e i Paesi più colpiti
Secondo le Nazioni Unite, sarebbero 4,4 miliardi gli individui nel mondo che non possono contare su servizi d’acqua potabile sicura (contro i 8,2 miliardi della popolazione globale). La notizia, pubblicata sulla rivista scientifica ‘Science’ lo scorso anno, illustra le tre principali motivazioni per la mancanza di fonti potabili: contaminazione fecale, inaccessibilità ed insufficienza.
Tra queste, la contaminazione fecale pare essere la più diffusa, costringendo i paesi maggiormente colpiti a doversi recare in punti condivisi di distribuzione (anche a parecchi chilometri di distanza uno dall’altro). Difatti, esporsi a fonti d’acqua contaminate può trasmettere svariate patologie, tra cui il colera, la poliomielite e alcune malattie diarroiche, che mietono circa 505 mila vittime ogni anno.
L’Asia meridionale (1,2 milioni), l’Africa sub-sahariana (950 milioni), l’Asia Orientale (850 milioni) e l’America Latina (400 milioni) si prefigurano come le zone del pianeta più colpite, nello specifico le aree rurali e le campagne, caratterizzate da un’insufficienza di igiene e mancanza di servizi di gestione sicura dell’acqua potabile, la quale molto spesso è insalubre.
Carenza acqua potabile: il piano dell’UNICEF e dell’OMS (e i fattori in gioco)
Per tentare di contrastare il fenomeno, l’UNICEF e l’OMS hanno elaborato un progetto di monitoraggio e misurazione dell’accesso alle risorse d’acqua potabile a livello globale, basandosi su alcuni parametri come la presenza di una fonte primaria di acqua potabile sicura nelle abitazioni delle famiglie, la sua frequenza di disponibilità e di utilizzo e l’esposizione a contaminazioni fecali o chimiche. Gli esperti hanno condotto lo studio avvalendosi di tecnologie avanzate come satelliti geostazionari, raccogliendo ed analizzando anche i dati aerei e terrestri di tutto il globo.
Le ricerche hanno mostrato che l’88% dei paesi colpiti nella fascia basso-medio alta di reddito possiede una fonte di acqua potabile primaria, la quale, tuttavia, non si presenta sempre sicura e che sia frequentemente esposta ad inquinamento ed infezioni.
Il fenomeno si fonda su molteplici fattori: in primis quelli ambientali (come il clima, la presenza di boschi e vegetazione, la geologia del territorio, la percentuale di precipitazioni…), seguiti dai socioeconomici (la densità di popolazione e la proporzione tra i terreni agricoli, urbani e forestali).
In particolare, paiono proprio essere le varianti climatiche e di scarse precipitazioni ad influire sul contagio letale delle risorse d’acqua, rendendole fonti fertili per la proliferazione dell’escherichia coli, un batterio responsabile di malattie intestinali ed infezioni.
È evidente l’urgenza di intervento che le organizzazioni sanitarie mondiali devono adottare per contrastare il fenomeno ed assicurare servizi d’acqua potabile sicuri e controllati. Inoltre, Rob Hope, direttore generale del programma ‘Water Security Initiative‘ presso la Smith School of Business and Environment ad Oxford ha espresso la necessità di attuazione di politiche e pratiche rivolte all’edificazione e alla ristrutturazione delle infrastrutture idriche.