Cultura

Francesca Cabrini, la storia vera della Santa: in missione da Sant’Angelo Lodigiano alla Grande Mela

Uno sguardo all’incredibile vita della Santa, dalla lotta contro la discriminazione, all’assistenza di tutti i migranti.

Oggi, 2 gennaio, andrà in onda alle ore 21:20 su Canale5 il film “Francesca Cabrini”, prodotto da J. Eustace Wolfington in collaborazione con il regista Alejandro Monteverde.

Il biopic, uscito per la prima volta nel 2024, affronta la storia di una donna straordinaria, partita da un piccolo paese della provincia lodigiana con una sola idea in mente: quella di cambiare il mondo.

Obbiettivo effettivamente raggiunto, ma non senza incredibili difficoltà, a partire dalla sua fragile salute, fino alla società del tardo diciannovesimo secolo, che ancora non credeva nella forza e nella determinazione femminile.

Andiamo dunque a scoprire insieme la vita e la vera storia di Francesca Cabrini, “Celeste Patrona di tutti gli Emigrati”.

Da Sant’Angelo Lodigiano alla Grande Mela di Francesca Cabrini: la missione transatlantica

La storia di Francesca Cabrini inizia proprio nel nebbioso Nord Italia, a Sant’Angelo Lodigiano, un piccolo comune in piena Pianura Padana. La sua vocazione arriva nel 1874, quando diventa suora a 24 anni.

Solo sei anni dopo aprì a Codogno la Congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, con cui gestisce un orfanotrofio. Negli stessi anni però, Cabrini si rende conto di quante persone stiano lasciando l’Italia per raggiungere la nuova terra promessa: l’America.

Inizia a formarsi nella sua mente un progetto, l’idea di una grande rete di aiuti, che collegasse le congregazioni dall’Asia alle Americhe, con lo scopo di assistere tutti gli immigrati. La proposta, presentata ben undici volte all’allora Papa Leone XIII, non andò mai in porto; il Pontefice però le propose di recarsi a New York per aiutare i migranti italiani.

La situazione che si ritrova davanti è drammatica: le persone arrivano stremate dopo il lunghissimo viaggio della speranza sul transatlantico, e come se non bastasse, ad accoglierli ci sono pregiudizi e discriminazione.

Anche Francesca Cabrini non è nelle migliori condizioni: soffre, infatti, da quando è bambina di malaria cronica, problemi respiratori importanti, e frequenti stati di esaurimento fisico, ma ciò non la ferma: dal 1889 inizia la missione che la porterà alla canonizzazione.

La prima grande opera sarà proprio il Columbus Hospital a New York, un ospedale che accoglieva gli immigrati italiani dopo la traversata, ma in totale le strutture da lei fondate ammonteranno a 67, tra ospedali, scuole, orfanotrofi, case per immigrati e conventi. La sua si avvicinerà tantissimo a una rete globale: si va dalla Grande Mela a Chicago, comprese Los Angeles, Seattle, New Orleans, senza dimenticarsi dell’America Latina, con Argentina, Cile, Brasile, Nicaragua, e infine l’Europa, tra Italia, Spagna e Francia.

Se questo non fosse impressionante abbastanza, soprattutto nelle sue condizioni fisiche, basterebbe ricordarsi del contesto sociale in cui si trovava, discriminatorio nei confronti degli italiani, sì, ma ancora di più nei confronti delle donne.

Per Francesca Cabrini il fine ha sempre giustificato i mezzi, ed è per questo che non si preoccupava di ricorrere spesso a tattiche considerate poco tradizionali: pressione morale, senso di colpa e retorica religiosa erano le sue principali strategie per manipolare le élite politiche ed ecclesiastiche, e per ottenere dunque i fondi necessari per aprire queste strutture.

Strutture che hanno poi cambiato la vita di centinaia di migliaia di persone, offrendo reali e concrete opportunità di crescita a tutti i bisognosi. Il suo operato continuò instancabilmente fino alla morte nel 1917, all’età di 67 anni.

Per tutti questi motivi, Papa Pio XII nel 1946 la rende Santa, e nel 1950Celeste Patrona di tutti gli Emigrati”. Oggi viene ricordata come pioniera femminista, rivoluzionaria, dedicata alla lotta contro le discriminazioni e verso l’emancipazione femminile.

Una donna carismatica, autoritaria, spesso scomoda, ma capace di tenere testa a chiunque: un vero esempio di intraprendenza e risolutezza.

Antonella Sitzia

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