Sempre più Paesi stanno decidendo di boicottare l’Eurovision: andiamo a vedere quali sono e che motivazioni si celano dietro la scelta.
L’Eurovision 2026 non sembra prospettarsi bene.
Già, perché sempre meno Paesi partecipano al contest musicale più importante e più atteso d’Europa.
Partiamo dalla base: questa grandiosa ricorrenza si basa su alcuni principi fondamentali, tra cui l’apoliticità della gara. Qualsiasi tipo di richiamo politico, compresi testi, ma anche slogan, atteggiamenti e così via, sono assolutamente vietati.
Nel 2022 per la prima volta l’EBU (Eruopean Broadcasting Union) ha deciso di escludere la Russia dalla competizione, a seguito della sua invasione in Ucraina: la sua partecipazione, come dichiarato, non era ritenuta compatibile con i valori dell’Eurovision. C’è chi ha applaudito la scelta, una forte condanna nei confronti di un Paese oppressore; c’è chi invece l’ha condannata proprio perché in contrasto con il carattere apolitico del festival.
Seguendo la stessa linea d’onda però molti Paesi hanno chiesto, dall’inizio del genocidio in Palestina, l’esclusione di Israele dal contest.
EBU, sia per l’edizione del 2025, che per quella del 2026, sostiene il pieno diritto di Israele a far parte della competizione nel pieno rispetto della connotazione non-politica del contest.
Davanti a quello che viene considerato un palese double standard, molti spettatori già per la scorsa edizione avevano deciso di boicottare la messa in onda. Quest’anno invece, sempre più Paesi stanno comunicando la disdetta per la partecipazione alla gara.
Andiamo dunque a vedere quali sono.
Eurovision 2026, n trionfo di rinunce (ma non tutti per la stessa ragione)
Tra i Paesi ritirati abbiamo l’Irlanda, il cui emittente pubblico, RTÈ, ha comunicato il ritiro attorno a settembre di quest’anno. La decisione è stata poi confermata il 4 dicembre da EBU.
RTÈ ha annunciato non solo che l’Irlanda non parteciperà, ma anche che la trasmissione non verrà trasmessa nel territorio nazionale, poiché ritenuta “inconcepibile alla luce della grave crisi umanitaria e delle perdite di vite umana a Gaza”.
A metà settembre è arrivato anche l’annuncio dei Paesi Bassi. AVROTOS, l’ente nazionale, ha sostenuto l’incompatibilità con la partecipazione del Paese e i valori pubblici dell’organizzazione, che non può ignorare la “sofferenza umana in corso a Gaza”
Il 16 settembre anche la Spagna ha comunicato il suo boicottaggio nei confronti del festival. L’emittente, RTVE, ha non solo dichiarato inammissibile sia la partecipazione che la trasmissione del programma, che quindi non avverrà, ma ha anche fortemente criticato l’uso di Eurovision da parte di Israele come mezzo di legittimazione politica.
A seguire la Slovenia, il cui emittente, RTE, ha comunicato la disdetta qualora Israele continuasse a rimanere partecipe della gara, sottolineando come il ruolo del festival sia quello di rappresentare la pace e il senso di comunità tra le nazioni.
Infine, il 10 dicembre è arrivato anche l’annuncio dell’Islanda, che ha deciso di boicottare il festival proprio di fronte alla caotica disunità creata dalla partecipazione di Israele.
Menzione d’onore a Nemo, il cantante svizzero vincitore dell’edizione 2024. A fronte della decisione di EBU di continuare a far partecipare questo Paese oppressore, Nemo ha deciso quest’anno di restituire, in segno di protesta, il suo primo premio.
La vittoria, ha scritto in un post su Instagram, non rappresenta più quelli che riteneva fossero i valori fondanti del contest, e per questo motivo, nonostante rimanga estremamente grato per il voto del pubblico e della giuria, ha deciso di rendere il trofeo al broadcaster.