Esteri

Blackout a Berlino ad inizio gennaio: cosa è successo realmente?

Quattro giorni di grandi difficoltà per i cittadini della capitale tedesca, nel periodo più buio e insieme più freddo dell’anno.

Attacco terroristico domestico”, è come sta venendo definito il lunghissimo blackout che ha colpito la città di Berlino lo scorso 3 gennaio.

Secondo le fonti, si tratterebbe della più duratura interruzione di corrente dalla Seconda Guerra Mondiale, e la popolazione in questi giorni si trova realmente in serie difficoltà.

Infatti un incendio doloso nel quartiere Lichterfelde, nella zona sud-ovest della capitale, ha danneggiato una grandissima centrale elettrica, distruggendo nello specifico i cavi ad alta tensione che distribuivano corrente nell’area.

In questo momento dunque si ritrovano senza luce più di due mila aziende, ma soprattutto oltre 45 mila abitazioni, in una città in cui in questo momento si può godere di sole otto ore di luce naturale (il sole sorge alle 8:00 e tramonta alle 16:00), e in cui le temperature massime raggiungono i zero gradi.

Senza luce e senza riscaldamento elettrico le persone stanno attraversando giornate durissime, ma sembra che tutto si stia finalmente risolvendo.

Fin da subito polizia, protezione civile e vigili del fuoco sono stati all’opera per aiutare la cittadinanza, soprattutto a evacuare le zone più critiche, mentre gli operatori della rete elettrica, Stromnetz Berlin, si sono mobilitati immediatamente per ripristinare il funzionamento della centrale.

Le autorità municipali hanno inoltre aperto centri di accoglienza riscaldati dove le persone potevano finalmente ripararsi dal freddo, mentre l’esercito ha fornito sostegno con l’utilizzo di generatori in zone particolarmente vulnerabili, come gli ospedali.

Nel frattempo il governo federale ha dato il via a una serie di indagini con l’accusa di terrorismo e sabotaggio.

Chi sono gli autori dell’attacco (e quali sono le loro motivazioni)

In realtà chi si trova dietro questo incendio già si sa, perché sono stati gli autori stessi a rivendicarlo.
Si tratterebbe di attivisti del gruppo VulkanGruppe (Gruppo Vulcano), un gruppo politico di estrema sinistra che ha reclamato l’attacco online, in diversi blog militanti, e poi in portali come Indymedia.

L’incendio è stato spiegato come un atto di autodifesa, contro il consumo di energie fossili e fonti non rinnovabili. L’intento non era dunque quello di lasciare la popolazione al buio e al freddo, ma quello di mandare un messaggio sulla gravità della situazione in cui si trova il pianeta.

Si aggiunge inoltre l’obbiettivo di destabilizzare quello che viene definito come “sistema dei potenti”, composto proprio dai grandi dell’industria dell’energia e della tecnologia.

La situazione comunque non è semplice come pare, perché oltre al fatto che comunque non si conoscono i reali responsabili dell’incendio, si aggiungono anche altre dichiarazioni di un altro VulkanGruppe che nega completamente qualsiasi tipo di affiliazione con l’attacco: insomma non è chiaro quale dichiarazione sia reale, o se il gruppo stesso non si divida in più sezioni, alcune più moderate di altre.

Il sindaco, Kai Wegner, l’ha definito “attacco terroristico di estrema sinistra”, ma le critiche sono arrivate molto velocemente anche per lui: nelle stesse ore in cui la città si trovava nel caos totale, è stato fotografato mentre giocava spensierato a tennis.

Insomma, non c’è che da aspettare per vedere come si evolveranno le investigazioni. Per ora almeno, sembra che stia finalmente tornando la luce a Berlino.

Antonella Sitzia

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