Si tratta di una pietra miliare nella comunità scientifica, una speranza di poter finalmente combattere il tumore più letale al mondo.
È appena stato raggiunto un traguardo storico all’interno della comunità scientifica.
Per la prima volta nella storia, è stato completamente eliminato l’adenocarcinoma duttuale pancratico (PDAC), la forma più comune del tumore al pancreas.
L’ha confermato Mariano Barbacid, luminare degli studi oncologici e direttore del Gruppo di Oncologia Sperimentale presso il Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca sul Cancro (CNIO).
L’annuncio è arrivato tra il 27 e il 29 gennaio, in una pubblicazione sulla rivista scientifica PNAS, dove sono stati resi noti gli esiti positivi di uno studio di durata decennale.
Già nel 2019 erano stati pubblicati dei risultati parziali della ricerca, che opera in collaborazione con diversi istituti europei, tra cui il Centro di Biotecnologie Molecolari e il Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell’Università di Torino, il Centro di Ricerca e Oncologia di Marsiglia, e la Rete di Ricerca Biomedica sul Cancro in Spagna (CIBERONC).
Principali protagonisti proprio Mariano Barbacid, insieme alla co-autrice Carmen Guerra e ai primi autori Vasiliki Liaki e Sara Barrambana.
La ricerca, che per ora è stata basata sulla sperimentazione murina, parte da uno dei problemi più riscontrati nel trattamento del tumore al pancreas, ovvero la resistenza farmacologica.
L’illuminazione del Prof. Barbacid è stata quella di attaccare direttamente i “percorsi di segnalazione dei nodi indipendenti” del gene tumorale, ovvero i canali biologici con cui il carcinoma comunica con l’ambiente circostante.
Colpendo attraverso ablazione genetica queste vie di comunicazione si è ottenuta la regressione completa della malattia nei topi in circa 300 giorni.
Nella seconda fase dello studio si è dunque deciso di proseguire sostituendo questa ablazione artificiale (non applicabile agli esseri umani) con l’utilizzo di farmaci inibitori, l’RMC-6236, l’Afatinib e l’SD36, che impediscono o riducono significativamente l’attività dei percorsi di segnalazione: sono stati ottenuti i medesimi risultati, senza alcuna resistenza tumorale per almeno 250 giorni, un risultato incredibile dato che solitamente i tessuti cancerogeni riescono a trovare vie alternative per svilupparsi.
Le conclusioni sono ottimali ed estremamente promettenti per dei trial clinici umani: infatti il trattamento è stato efficace su 16 delle 18 cavie.
Prima di arrivare alla sperimentazione umana bisognerà però attendere almeno altri due anni, per concludere tutti i test preclinici e verificarne la sicurezza per le persone.
Il fatto però che il meccanismo abbia avuto successo, su topi con tumori umani, sembra incoraggiare una via d’uscita per una delle malattie più letali dei nostri tempi.
Il tumore al pancreas è uno dei carcinomi più letali al mondo, perché silenzioso: la malattia è per la maggior parte asintomatica, oppure la sintomatologia è estremamente vaga: dolore addominale, mal di schiena, debolezza. I sintomi più evidenti, come l’ittero, sono legati, purtroppo, agli ultimi stadi.
La diagnosi nella maggior parte dei casi avviene quando è ormai troppo tardi, il corpo è in metastasi e un intervento chirurgico non risulta efficace.
Il tumore al pancreas è l’unico, tra tutti, il cui tasso di mortalità è aumentato anziché diminuito nell’ultimo ventennio. Parliamo di un aumento di decessi dell’1,9% per gli uomini e 6,9% per le donne.
Chi riceve la diagnosi, ha una possibilità di sopravvivenza a cinque anni dell’11%: 1 persona su dieci.
Nel 2022 al mondo sono stati registrati circa 510mila casi e 467mila decessi: numeri che quasi pareggiano.
La mortalità così alta, l’assenza di test e screening specifici, di cure e trattamenti efficaci, non possono dunque che farci sperare che lo studio del Prof. Barbacid possa funzionare.
Abbiamo, forse, la prospettiva di una cura efficace per quello che è, a tutti gli effetti, un killer silente.
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