La Spagna si dichiara ineccepibilmente contraria alla guerra: la linea politica del primo ministro Sanchez resiste alle minacce di Trump.
Nella giornata di ieri, durante una conferenza stampa in occasione del suo incontro alla Casa Bianca con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente statunitense Donald Trump si era detto contrariato dal rifiuto della Spagna a mettere a disposizione le proprie basi NATO in vista dell’attacco all’Iran. Come ripicca, il presidente ha dichiarato di aver ordinato l’interruzione dei rapporti commerciali con Madrid.
Si è fatta attendere poco la risposta del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, che non si è perso in chiacchiere. La posizione del governo è chiara: no alla guerra. Il ministro ricorda che 23 anni fa la guerra in Iraq non fece altro che scatenare “la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla caduta del Muro di Berlino”. E non ha intenzione di replicare quell’evento.
“Ciò che sappiamo è che da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. Al contrario, ciò che al momento possiamo intravedere è maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas. Per questo dalla Spagna ci opponiamo a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la loro esistenza”.
La linea politica di Sanchez rimane quindi salda nonostante le minacce USA. Anzi, il ministro rincara la dose, chiedendo a Stati Uniti, Israele e Iran di fermarsi prima che sia troppo tardi e ricorda che le tragedie dell’umanità sono iniziate perché perché per rispondere a delle illegalità ne sono state commesse altre. “Molto spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, guasti tecnici, eventi imprevisti. Dobbiamo dunque imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone“.
Durante il suo discorso, il ministro fa notare che a beneficiare dello scoppio di una guerra sono sempre gli stessi, e questi stessi sono molto pochi. La Spagna, al contrario, si schiera con i civili, le vere vittime del conflitto, e offre aiuti umanitari ai paesi bombardati dall’Iran giorni fa, in risposta all’attacco statunitense e israeliano. Dicendo ciò, si difende anche da chi accusa il governo di ingenuità, asserendo di essere un fervido sostenitore dei principi fondativi dell’Unione Europea, della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale. Secondo Sanchez, una convivenza pacifica tra Paesi basata su rispetto e diplomazia è sempre possibile. In definitiva, la Spagna si rifiuta di commettere un crimine in risposta a un altro crimine, utilizzando la storia come monito per il comportamento da tenere in futuro.
Anche in occasione di eventi meno drammatici il paese iberico aveva dimostrato di tenere bene a mente i valori della pace e del rispetto del diritto internazionale. Infatti, nel settembre scorso aveva dichiarato che non avrebbe partecipato all’Eurovision Song Contest, essendo in disaccordo con la partecipazione di Israele, che utilizzava quello spazio come mezzo di legittimazione politica. Una posizione quindi ben chiara e definita. Come reagirà Donald Trump?
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