Nel 2025 il PIL è aumentato solo dello 0.5%, un dato decisamente negativo. Ma com’è stato l’andamento del nostro Paese negli anni scorsi?
Da poco l’Istat ha pubblicato la stima finale del Prodotto Interno Lordo (PIL) relativa all’anno 2025. L’Italia ha chiuso l’ultimo trimestre dello scorso anno con un aumento del 0.5%, 0.2 punti in meno rispetto al dato atteso, ossia +0.7%. Il dato è preoccupante, visto che ci si aspetterebbe un aumento ben maggiore. Se il valore monetario di beni e servizi prodotti all’interno di un Paese non aumenta (in pratica come in questo caso), quel Paese rischia un pericoloso ristagno economico. Vuol dire che l’Italia non cresce, non si espande, l’economia resta bloccata.
Ed ecco come un dato che vediamo lontano da noi, un numero di cui di solito ci interessiamo poco, diventa il monito delle nostre difficoltà. Aumentano i prezzi dei prodotti di prima necessità, i prezzi delle case e del cibo, ma gli stipendi restano uguali, immobili da anni. Il potere d’acquisto del cittadino diminuisce, la moneta non circola e l’economia si ferma. Una reazione a catena che abbiamo visto varie volte nel corso della storia, ma probabilmente mai in un mondo globalizzato come quello contemporaneo. Ma da quanto va avanti questa situazione?
Come già detto, il 2025 è andato peggio rispetto a quanto sperato, e comunque le speranze non erano altissime. Per il 2024, l’andamento è stato più o meno lo stesso. Ci si aspettava un aumento dello 0.5% e se ne ha avuto uno del 0.7%. Migliore senza dubbio, ma comunque parliamo ancora di cifre estremamente basse.
Andando a ritroso, le previsioni erano migliori nel 2023, ci si aspettava un miglioramento del 0.9%. In realtà, ne abbiamo ottenuto ancora una volta uno dello 0.7%. Continuiamo dunque a rimanere al di sotto dell’1%. Notiamo quindi come l’andamento degli ultimi tre anni sia coerente con un quadro di fissità e immobilità dal punto di vista economico, che monitora un Paese che stenta a migliorarsi e a progredire.
Nel 2022 la situazione era un po’ diversa. L’aumento sperato era del 2.8% e quello ottenuto a fine anno del 3.9%. Stesso vale nel 2021, in cui l’aumento previsto era del 6.6% e quello raggiunto del 6.7%. Niente male, se non fosse che questi dati sono in relazione all’anno precedente che tutti ben ricorderemo. Il 2020, anno del Covid-19, che ha abbattuto il PIL di 9 punti. Anni di ripresa e di assestamento dunque quelli che sono seguiti, che hanno portato lentamente l’Italia a riprendersi dalla crisi.
Questa la situazione che ha portato all’equilibrio attuale, un equilibrio del quale non possiamo troppo lamentarci, visto che non abbiamo chiuso in negativo, ma non possiamo neanche dire di aver raggiunto il migliore dei risultati. Un altro dato positivo viene dal fatto che il rapporto deficit/PIL è rientrato al 3.1%, quando si stimava che sarebbe stato del 3.4%. Una buona notizia dunque. Ma se calcoliamo che secondo le norme europee il rapporto deficit/PIL di un paese non può superare il 3% ci rendiamo conto del buon risultato che non abbiamo raggiunto per un pelo.
Tuttavia la speranza è l’ultima a morire e, nonostante le stime non siano delle più promettenti, speriamo che questo 2026 porti una boccata d’aria fresca al nostro Paese.
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