Interni

Petroliera russa alla deriva a Lampedusa: cos’è successo?

La nave russa Arctic Metagaz con a bordo 900 tonnellate di gasolio e gas liquido è alla deriva a largo della costa italiana.

Da giorni la nave russa Arctic Metagaz è al centro dell’attenzione pubblica, monitorata in particolare dalle autorità. La metaniera, con a bordo 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas naturale liquefatto (GNL) da 60mila tonnellate, è salpata dal porto di artico di Murmansk e stava attraversando le acque del Mediterraneo a largo tra la Libia e Malta quando, nella notte tra il 3 e il 4 marzo, sono avvenute delle esplosioni e un incendio che hanno messo in serio pericolo la sicurezza dell’imbarcazione. Al momento, tutti i trenta membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo illesi, ma si teme per il disastro ambientale.

La Russia attacca Kiev: a quanto pare sarebbero stati dei droni (ancora non identificati) ad attaccare la gasoliera durante la rotta, definendo questa azione un “atto di terrorismo”. A ben guardare, però, la Arctic Metagaz fa parte della cosiddetta “flotta fantasma” russa. Sarebbe cioè, una “nave ombra“, ossia una nave non formalmente riconducibile alla Federazione russa (assicurazioni incerte e proprietà non ben identificabili) che traffica le risorse petrolifere aggirando le sanzioni sulle esportazioni. Queste navi salperebbero sia dal Baltico che dall’Artico. La petroliera era dunque sotto sanzioni anche da parte di Stati Uniti, UE e Gran Bretagna.

Come hanno reagito le autorità italiane

Se inizialmente la nave era stata avvistata a largo di Lampedusa, adesso il vento la sta spingendo verso le coste di Linosa, in Sicilia. Sul posto sono presenti la Marina Militare e la Guardia Costiera, con dei rimorchiatori anti-inquinamento. Il sindaco di Linosa e Lampedusa, Filippo Mannino, ci ha tenuto a sottolineare che la situazione è sotto controllo. Infatti, nel corso della giornata, l’imbarcazione si è progressivamente allontanata dall’isola siciliana, avvicinandosi verso le coste di Malta. Attualmente la metaniera si trova all’interno della SAR (search and rescue) maltese. Le autorità della Valletta hanno stabilito una distanza minima di sicurezza di 5 miglia. L’Italia ha offerto all’isola il suo supporto nelle attività di monitoraggio.

Proprio questa mattina, infatti, a Palazzo Chigi si è riunito un vertice presieduto dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Hanno partecipato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, quello dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e quello della Protezione civile Nello Musumeci. Il governo riconferma il suo appoggio alle attività di monitoraggio svolte finora, anche tramite aerei della Guardia Costiera.

Si teme il disastro ambientale

Anche il WWF si è espresso sulla questione, raccomandando la massima cautela per scongiurare il disastro ambientale. Qualsiasi fuoriuscita potrebbe risultare letale per la fauna e la flora marina, e l’inquinamento di acque e atmosfera potrebbe essere duraturo. Il WWF insiste: “L’area interessata è di eccezionale valore ecologico, con ecosistemi profondi fragili e una biodiversità tra le più elevate del bacino mediterraneo. È l’ennesima prova della pericolosità del continuare a dipendere energeticamente dalle fonti fossili”. Non è ancora ben chiaro quanto gasolio e gas siano rimasti all’interno della nave, sicuramente non pochi. L’organizzazione offre il suo supporto tecnico-scientifico a supporto delle autorità.

La situazione va avanti da giorni, e ancora non sono state rese pubbliche delle linee guida per eliminare definitivamente il problema. L’unica cosa che sappiamo è che in questi casi la celerità è fondamentale, per cui un’azione tempestiva è attesa quanto prima per scongiurare il possibile (e probabilmente irreparabile) disastro.

Amalia Punziano

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