Chi è Enrico Borghi, parlamentare ex PD? Le spiegazioni del suo passaggio a Italia Viva

Ha fatto scalpore in questi giorni l’annuncio da parte di Enrico Borghi volto ad annunciare il suo abbandono del PD in favore di Italia Viva. L’ormai ex parlamentare Dem. si unisce quindi al partito di Renzi, a sua detta a causa di una “deriva massimalista” del nuovo PD a guida Elly Schlein.

Il profilo di Borghi

Originario della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, ha un passato tra DC, Partito Popolare Italiano e La Margherita. Ha in seguito fatto parte della commissione che ha redatto il manifesto dei valori del PD, ed era considerato vicino alla figura di Enrico Letta. Nel 2013 sosteneva la candidatura a segretario del partito di Matteo Renzi ed è stato membro importante della cosiddetta “base riformista” interna al PD, la corrente guidata da Guerini (che ha anche sostituito come membro del Copasir dopo la nomina di quest’ultimo come Ministro della Difesa) e Lotti. Borghi ha inoltre svolto il ruolo di parlamentare in più legislature, compresa quella attuale, in cui è Senatore. Ha sostenuto in seguito la candidatura di Letta a segretario del 2021.

I dubbi di Borghi

Borghi ha dichiarato a La Repubblica di essere convinto “che ci sia un elettorato moderato che ha bisogno di una casa. Dobbiamo impedire che vada in porto il progetto di Giorgia Meloni di lanciare una opa sui moderati italiani”, spiega. “Ho fatto diverse interviste dopo l’elezione di Elly Schlein e ho posto i temi della sicurezza e della difesa, dei cattolici e dei democratici, di una necessità di una sintesi tra culture”. Borghi sembrerebbe non credere in questa nuova anima del PD. La sua scelta sembra essere quella di puntare su una alternativa sia a quest’ultimo che alle destre. Dichiarava: “Credo in un nuovo progetto riformista alternativo alla destra e distinto da questo PD”. Aggiungendo anche: “(Il PD) è diventato la casa di una sinistra massimalista figlia della cancel culture americana che non fa sintesi e non dialoga”.

Le trame politiche

Borghi afferma pertanto di credere in un progetto riformista e in un elettorato moderato, ma il dubbio che affiora è che appaia per molti come l’ennesimo “cambio di casacca”. Qualora percepito come tale rischierebbe di mettere in imbarazzo il mondo di democratici e riformisti con il solito ritorno della dinamica delle correnti. Quest’ultima paralizza buona parte dell’opposizione, impedendole di ragionare in termini efficaci a proposito del loro compito principale, fare opposizione appunto. A trarne un qualche tornaconto personale è uno dei massimi esperti di giochi politici e dinamiche parlamentari: Renzi. Con l’arrivo in Italia Viva del senatore ex-dem infatti, i renziani raggiungono la quota necessaria al Senato per costituire un gruppo parlamentare: il minimo è 6 senatori. Il tutto senza dover contare su Azione e sui senatori legati alla figura di Carlo Calenda, come se non bastasse.