I numeri da capogiro dello sfruttamento minorile nel Mondo: nonostante siamo da 25 anni nel nuovo millennio è ancora un fenomeno troppo diffuso.
Siamo nel 2025, eppure il fenomeno dello sfruttamento minorile è ancora molto diffuso globalmente (e tocca anche l’Europa e l’Italia). Secondo il rapporto di Save the Children pubblicato lo scorso anno, in Italia attualmente sono circa 336 mila i minorenni che hanno almeno avuto un’esperienza lavorativa, tra i 7 e i 15 anni (ricordiamo che l’età legale minima è 16 anni). Si tratta di lavoro in nero e spesso le pratiche prevedono orari estenuanti durante la notte, obbligando i minori a trascurare i doveri scolastici.
La causa di tutto ciò è data dall’assenza di controlli ed accertamenti a livello nazionale da parte delle autorità competenti che regolino legalmente il fenomeno.
160 milioni di bambini sfruttati al mondo: numeri da brivido
Si stima che, internazionalmente, il numero di bambini sottoposti a sfruttamento lavorativo si attesti intorno ai 160 milioni (dai 5 ai 17 anni), tra cui 79 milioni nella sfera di lavori pesanti e pericolosi, come l’agricoltura, l’edilizia, l’estrazione e la manifattura. Il fenomeno si è diffuso a macchia d’olio specialmente in Africa subsahariana ed Asia, dove la povertà e l’assenza di istruzione scolastica obbliga i genitori ad affidare i propri figli a questa macchina infernale, non solo nelle piantagioni, ma anche nelle fabbriche e nelle discariche.
Le Nazioni Unite, con il loro progetto Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, hanno come obiettivo la riduzione della povertà e la conseguente eliminazione di qualsiasi forma di lavoro e sfruttamento minorile. Tuttavia, la pandemia di Covid-19 ha assestato un colpo basso ai progressi fatti finora, amplificando le condizioni di miseria ed indigenza nelle quali milioni di famiglie vivono.
L’anno scorso, come accennavamo, Save the Children ha pubblicato un comunicato intitolato “Piccoli schiavi invisibili” (XIV edizione), evidenziando l’aumento del sistema di traffico minorile e abuso sessuale, a livello globale, europeo e nazionale. I paesi più colpiti sono principalmente quelli dell’Asia Orientale, seguita dall’Africa e dall’Europa. Il fenomeno interessa maggiormente gli individui di sesso femminile, costrette ad unioni matrimoniali da parte dei parenti per questioni economiche e di schiavitù. In Europa, il sistema Counter Trafficking Data Collaborative ha registrato ben 29.000 casi tra il 2017 e il 2021.
Si tratta principalmente di persone immigrate, svantaggiate dalla dimensione linguistica e sociale del paese ospitante, che spesso cadono nelle mani di trafficanti che le espongono al mercato dello sfruttamento e della prostituzione minorile. Le vittime, le quali si stimano essere bambini ed adolescenti principalmente tra i 9 e i 17 anni, subiscono abusi psicologici e fisici, senza possibilità di ribellarsi.
Per contrastare il maltrattamento, Save the Children esorta all’aumento di controlli alle frontiere tra paesi e un accesso più rapido e rigoroso ai sistemi e ai servizi di protezioni, sostegno ed integrazione adeguati nel paese d’accoglienza, soprattutto nei riguardi dei minori non accompagnati.