Uno scandalo che potrebbe far presto il giro del mondo, e che avrebbe tra i suoi protagonisti proprio la Nestlé.
Negli ultimi giorni tra i media egiziani, e non solo, si sta scatenando un’incredibile ondata di indignazione per l’arresto di due food blogger, Akelans e Saltanji. Come rilasciato dal Ministero dell’Interno, gli influencer sarebbero stati detenuti domenica 30 novembre.
Akelans e Saltanji sono molto famosi sia su TikTok che su Facebook per i loro contenuti, in cui analizzano prodotti da supermercato per verificarne l’autenticità e la genuinità. L’ultimo video pubblicato si concentra sull’analisi dell’acqua in bottiglia, ovvero l’unica bevibile nel Paese. L’acqua del rubinetto in Egitto, infatti, è estremamente pericolosa, motivo per cui si deve usare quella imbottigliata anche per lavarsi i denti.
Dalle analisi da loro condotte, basate sui criteri consultabili sul Ministero della Salute, è risultato che la maggior parte dell’acqua venduta dai grandi marchi (censurati, ma riconoscibili), in realtà aveva gli stessi valori di quella del rubinetto. Un dato gravissimo, soprattutto se si pensa che ogni mese un egiziano spende più o meno l’equivalente di 300€ al mese in acqua “minerale”.
Non è tutto però, perché i dati più scioccanti arrivano per il colosso mondiale, la Nestlé. In quest’acqua infatti sarebbero stati rintracciati residui di escrementi umani e animali, fatto che, se vero, farebbe pensare all’utilizzo di acqua trattata proveniente dalle fognature.
Secondo alcune fonti i due food blogger sarebbero al momento stati liberati, ma non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione al riguardo. Sempre il Ministero dell’Interno avrebbe dichiarato invece l’apertura di un’inchiesta proprio sui video che circolano in Internet e che denunciano la cattiva qualità dei prodotti alimentari.
Nestlé, non sarebbe il primo scandalo
Qualora le informazioni fossero vere, ci troveremmo davanti ad un potenziale scandalo nazionale e internazionale.
Non sarebbe la prima volta però. Molti infatti ricorderanno sicuramente il disastro del latte in polvere venduto ai Paesi dell’ex “terzo mondo”, che causò la morte per malnutrizione di centinaia di migliaia di bambini. Conosciuto come “Baby Killer“, grazie al titolo dell’inchiesta del 1973 di “New Internationalist” che lo denunciò, venne spacciato dalla Nestlé come migliore alternativa del latte materno. La campagna pubblicitaria prevedeva la distribuzione di campioni gratuiti, non abbastanza per coprire l’intero allattamento, ma abbastanza per interrompere la produzione naturale della madre, che poi era costretta a comprarne dell’altro. In Paesi dove però il tasso di povertà arrivava alle stelle, per queste donne era impossibile sostenere una spesa del genere. Il risultato fu una strage.
Il 30 gennaio 2024 invece un’altra inchiesta ha denunciato la Nestlé, questa volta in Francia. “Le Monde” ha analizzato diversi marchi di acqua minerale, che nel Paese, per legge, deve rimanere parzialmente non trattata, proprio per conservare le proprietà naturali delle sorgenti. Dall’indagine venne fuori però non solo la presenza sul suolo francese di diversi pozzi industriali con filtri illegali, molti dei quali appartenenti alla Nestlé, ma emerse inoltre l’utilizzo da parte di queste aziende di “acque non autorizzate proveniente da fonti sfruttate“.
Non finisce qui: l’inchiesta mette nel mirino anche il governo, accusato di essere complice. Sempre nel 2024 infatti il segretario generale dell’Eliseo, Alexis Kholer, aveva ricevuto una mail da un consigliere presidenziale, che denunciava nella regione del Gard sorgenti sempre più inquinate, sia da fonti batteriologiche che da sostanze fecali.
Se anche il caso in Egitto dovesse risultare veritiero, sarebbe dunque solo l’ennesimo tentativo di frode a danni della nostra vita. Chi può allora davvero garantire la nostra salute?