Giorgia Meloni, il maglione da 2000 euro e un Paese che non arriva a fine mese

Si parla spesso degli oggetti di lusso dei politici, ma quanto è realmente grande questo divario? Purtroppo più di quanto ci si aspetti.

In questi giorni di festa, sembra aver causato un po’ di trambusto mediatico il post natalizio della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ritratta in un selfie davanti a un albero di Natale. A suscitare perplessità proprio il capo indossato, un maglione di Ermanno Scervino da 1996€ (1860 CHF).

Non è la prima volta che un abito, un accessorio o un qualsiasi possedimento particolarmente lussuoso di un politico ha suscitato seri dubbi sulla sua capacità di relazionarsi concretamente con problemi sociali ed economici della popolazione.

Soprattutto se a ciò si aggiungono poi gaffe clamorose, come quella dell’Onorevole Malagola, Deputato FdI, che in un’intervista del 2024 a “Re Start” dichiarò che il pane costava un euro al chilo.

Sebbene un ragionamento del genere stoni con il passato e la storia di Meloni, che si è spesso definita “underdog” proprio per le sue umili origini, foto e video di questo tipo dovrebbero porre l’accento sulla questione alla base: l’incredibile disparità economica tra la classe media e la classe politica.

Un divario accentuato negli ultimi anni dalla sempre più pesante inflazione, corrisposta inoltre da stipendi ribassati anziché rialzati.

Andiamo dunque a vedere insieme di che cifre stiamo parlando.

Quanto guadagnano i politici nel 2025?

È difficile stabilire con certezza quanto guadagnano i nostri politici, ma si possono stimare delle cifre che potrebbero avvicinarsi abbastanza.

Iniziamo ad esempio dai deputati: sommando l’indennità mensile base, la diaria per esercizio di mandato, il rimborso spese di mandato, quello telefonico e quello dei trasporti si potrebbe arrivare ad una cifra lorda di circa 14.000€ mensili dalla sola attività politica, probabilmente netti tra i sette e gli otto mila euro.

Cifre molto simili anche per i senatori, che potrebbero ricevere al mese attorno ai 14.690€ lordi. A ciò inoltre si può  aggiungere l’assegno di fine mandato, equivalente all’80% dell’indennità mensile base lorda moltiplicata per il numero degli anni di attività.

I ministri non parlamentari guadagnano tra i quattro e i cinque mila euro netti al mese, mentre un ministro parlamentare riceve anche le indennità sopracitate, e può arrivare a superare tranquillamente i 10.000€ netti.
Lo stesso ragionamento ovviamente vale anche per il Primo Ministro, che la possibilità di scegliere se rinunciare ad uno stipendio o all’altro (Mario Draghi ad esempio rinunciò pubblicamente a quello da Capo dello Stato).

E un italiano comune?

Lo stipendio medio in Italia, secondo dati Istat, si aggira attorno ai 30.000€ lordi annui, che si traducono in 1.700/1.800€ mensili netti: un distacco non indifferente.

A questo dato si aggiunge poi una fetta consistente della popolazione, che non rientra in nessuna statistica perché impiegata nel lavoro irregolare. Si tratterebbe, sempre secondo le stime Istat, di almeno 3 milioni di italiani, spesso in situazioni precarie, con lavori instabili e salari quasi sempre sotto la soglia dei 1000€ mensili.

Cifre con cui oggi diventa sempre più difficile sopravvivere, soprattutto con il rigonfiamento dei prezzi, anche dei beni alimentari. Circa 5,7 milioni di persone si ritrovano a vivere sotto la soglia di povertà assoluta, mentre altrettanti milioni vivono in situazioni di povertà relativa o a rischio di esclusione sociale.

Insomma, numeri che denunciano un quadro troppo sbilanciato, in cui la maggior parte della popolazione non riesce a sostenere le spese minime necessarie per la sopravvivenza, mentre la classe dirigente, la stessa che dovrebbe garantire il benessere di tutti i suoi cittadini, percepisce stipendi nettamente sproporzionati rispetto alla media. Un’immagine troppo difficile da accettare, e non semplice da giustificare.