Come è morto Pablo Neruda? | Dopo 50 anni si riapre il caso: tumore o omicidio politico?

Il poeta cileno Pablo Neruda – Premio Nobel nel 1971 – è uno dei colossi della letteratura del Novecento che ancora oggi fa sentire il proprio eco sugli aspiranti scrittori contemporanei. Gabriel García Marquez lo aveva definito quale ‘il più grande poeta del XX secolo in qualsiasi lingua’, ma viene comunemente portato alla memoria in quanto ‘poeta dell’amore’.
Ma Pablo Neruda non era solamente questo

L’autore di capolavori quali Crepousculario (1923) o Veinte poemas de amor y una canción desesperada (1924) è stato anche un uomo estremamente attivo nella sfera politica del suo paese. Membro fermamente convinto del partito comunista – decisione che gli portò numerose censure e persecuzioni politiche – egli si candidò anche come Presidente del Cile nel 1970 e sostenne il socialista Salvador Allende, opponendosi esplicitamente al generale Augusto Pinochet.

A seguito del golpe del generale avvenuto nel 1973 però lo scrittore venne trovato deceduto in un ospedale di Santiago del Cile a seguito della rilevazione di un tumore.

Rimangono comunque dubbie le circostanze nelle quali è avvenuto il decesso.
Per questo motivo – seppur a distanza di ben 50 anni – la famiglia della celebre penna ha deciso di riaprire il caso con la convinzione che il poeta sia stato avvelenato con una puntura effettuata mentre era ricoverato nella struttura pubblica.

Quando politica e letteratura si… scontrano

La morte di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto – il vero nome di Neruda – resta ancora un mistero a distanza di anni. Non è passato inosservato infatti il dettaglio dei soli 12 giorni di distanza tra la presa di potere attraverso il colpo di stato del generale Pinochet – che mise fine alla democrazia del presidente Salvador Allende in Cile – e la morte del poeta dichiaratamente comunista.

A questo proposito è stato proprio il nipote del Premio Nobel per la letteratura, Rodolfo Reyes, a voler portare avanti una battaglia durata più di 50 anni per permettere di fare giustizia.

Il primo ritrovamento controverso in merito alla vicenda era avvenuto nel 2017, quando un gruppo di esperti nell’analizzare il cadavere del poeta avevano avanzato l’ipotesi di un avvelenamento che avrebbe accelerato l’inesorabile avanzata del cancro alla prostata di cui il poeta indubbiamente soffriva.

E solo lunedì scorso – 13 febbraio 2023 – è stata effettivamente confermata l’ipotesi secondo cui ci sarebbe stato un batterio tossico in circolo nell’organismo dell’uomo che potrebbe dunque confermare l’omicidio per ragioni politiche. Attualmente sono in corso le verifiche ad opera della magistratura cilena, ma ci si augura che presto si possa finalmente conoscere la verità e fare luce sul caso dello scrittore più conosciuto del nostro tempo.