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SIA e l’Erasmus ad Hoc: l’attivismo per i diritti umani a Ravenna

La città di Ravenna si mobilita per la difesa e la protezione dei diritti umani. Durante la conferenza “Storia, presente e futuro dell’Afghanistan: a call for action”  SIA presenta l’Erasmus ad Hoc.

Durante l’incontro che si è tenuto in data 27 novembre 2021, presso Palazzo Rasponi dalle Teste, a Ravenna, il collettivo di studenti SIA (Students in Action) ha proposto alla cittadinanza un progetto pragmatico per rispondere alla crisi umanitaria in atto in Afghanistan.

Il gruppo, di cui la sottoscritta è parte e ed è stata portavoce alla conferenza, ha preso forma verso fine agosto, primi di settembre.

L’evento scatenante, che ha spinto i membri di Students In Action a radunarsi per confrontarsi sulle dinamiche di violazione dei diritti umani, è stata la cosiddetta “Caduta di Kabul”.

Gran parte degli studenti membri del collettivo provengono dal corso di laurea magistrale in International Cooperation on Human Rights and Intercultural Heritage, in breve I-CONTACT, che afferisce al Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, con sede nel campus distaccato di Ravenna.

Erasmus ad Hoc: la proposta in concreto

Grazie al supporto garantito dal Comune di Ravenna e dal Dipartimento di Beni Culturali, SIA è riuscito a collaborare all’organizzazione della conferenza sopracitata.

L’intervento del collettivo, però, mirava a proporre un proporre un progetto più concreto, con un approccio pragmatico alla questione afghana.

La proposta consiste nell’organizzazione di un Erasmus ad Hoc, vale a dire un progetto di mobilità per studenti e docenti afghani che, tramite apposite procedure, avrebbero la possibilità di trascorrere un semestre o l’intero anno accademico presso il campus di Ravenna.

L’idea è stata accolta con grande entusiasmo, specialmente dall’istituzione universitaria, che si è detta aperta al dialogo, al fine di meglio definire le dinamiche che garantiscano la realizzazione del progetto.

Oltre ad aver suggerito una summer school e corsi di italiano per gli interessati nello scambio, SIA ha dichiarato la necessità di avere un supporto non solo dalle istituzioni e dalla comunità accademica, ma dalla cittadinanza tutta.

Il progetto, infatti, mira ad un’inclusione su tutti i fronti, sociale, economico, linguistico e, naturalmente, accademico. Per poter realizzare un network di accoglienza di tale portata, sarà necessario un sostegno di tipo istituzionale, sociale, linguistico, economico, sanitario, burocratico e amministrativo.

Da qui la seconda parte del titolo della conferenza: “A call for Action”.

In platea erano presenti, come ospiti, molte associazioni di attivisti e volontari, con cui SIA si metterà in contatto al fine di meglio strutturare la proposta, che verrà sottoposta alla commissione del Dipartimento di Beni Culturali.

Per restare sempre aggiornati sugli sviluppi del progetto, basterà seguire la pagina IG del collettivo.

 

Chiara Casagrande

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