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La Polonia vieta l’accesso a Media e ONG al confine con la Bielorussia: è polemica su Twitter

Varsavia blocca l’accesso all’area di confine con la Bielorussia ai giornalisti e alle ONG: serve un permesso che la Guardia di frontiera rilascia a propria discrezione.

La Polonia torna a far parlare di sé, scatenando una nuova polemica. Il Presidente polacco, Andrzej Duda, ha ratificato un disegno di legge che mira controllare l’accesso di giornalisti e ONG nella zona di frontiera con la vicina Bielorussia.

La vicenda è stata commentata dal garante per i diritti umani della Polonia, che sostiene: “Vieta il diritto all’informazione e la libertà di movimento”.

La misura è stata motivata dal ministro dell’Interno Mariusz Kaminski come una decisione presa “per ragioni di sicurezza”, in seguito all’aumento del numero di migranti provenienti dalla Bielorussia.

L’area designata dallo stato di emergenza, però, risulta inferiore all’estensione di superficie considerata nel nuovo provvedimento.

La nuova legge, infatti, comprende più villaggi, 183 in totale, e raggiunge una profondità di 3 kilometri. Stando ai dati riportati, solamente ieri, la polizia ha registrato 134 tentativi irregolari di accesso all’area.

Il caso polacco: la polemica su Twitter

La situazione in Polonia sta lasciando esperti e non con l’amaro in bocca. Molti Tweet gridano alla violazione degli accordi sui diritti umani che vincolano, almeno in teoria, gli stati membri dell’Unione europea.

Ciò che sconvolge gli utenti non è solo la decisione di, se non bloccare, almeno ridurre drasticamente la migrazione di confine, quanto la scelta di non far accedere ONG e giornalisti all’area in stato di emergenza.

Non è molto chiaro come l’accesso dei media possa rappresentare un pericolo e quindi giustificare le “misure di sicurezza” adottate nel Paese.

Il tutto si aggiunge all’ondata di malcontento generale provocata dai nuovi disegni di legge che limitano la libertà di aborto nella cattolicissima Polonia e bloccano i matrimoni misti.

ONG, attivisti e “semplici” cittadini chiedono una risposta da parte della Commissione europea, su quella che si pone come una linea di policies non esattamente incentrata alla difesa dei diritti umani.

Chiara Casagrande

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