Bocciato dalla Consulta il Referendum Cannabis Legale: Perché? Cosa ne pensano i diversi schieramenti?

Dopo la bocciatura dei referendum sulla separazione delle carriere e sulla legalizzazione dell’eutanasia, arriva il terzo no perentorio da parte della Corte Costituzionale, che ha dichiarato come inammisibile il referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della Cannabis.

A confermare la bocciatura della richiesta è stato lo stesso presidente della Consulta Giuliano Amato, che durante un’intervista ha dichiarato che il referendum prevedeva nei suoi sotto quesiti anche la depenalizzazione di alcune sostanze considerate come ‘droghe pesanti’ che avrebbero portato alla violazione di alcune convenzioni internazionali.

Questa ricostruzione è stata immediatamente contestata da Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Coscioni, che ritiene sia stato compiuto un grave errore di lettura dei quesiti sottoposti che di fatto porta ad un errore materiale che cancella il referendum, versione confermata anche da Antonella Soldo di Meglio Legale.

Non è mancata la replica del presidente del comitato promotore Marco Perduca che dichiara: “Non c’è stato nessun errore nella formulazione del quesito, che non viola nessuna convenzione internazionale.  Le motivazioni addotte dal presidente Amato sono intollerabili”.

Clima generale in seguito alla bocciatura del Referendum

Grande è il malcontento fra tutti coloro che avevano sostenuto e promosso il Referendum fra cui le  associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Società della Ragione, Antigone e i partiti: +Europa, Possibile, Radicali Italiani, Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Volt.

Festeggiamenti invece fra le file del centro-destra con Giorgia Meloni che esultante dichiara: “Quella contro le droghe è una battagla in difesa della vita, grazie alle associazioni e a tutte le associazioni che si sono mobilitate in questi mesi insieme a Fratelli d’Italia contro questo pensiero”, dello stesso parere il leader della Lega Matteo Salvini che in un faccia a faccia con Marco Cappato davanti al palazzo della Consulta, ribadisce che avrebbe votato ‘no’.

Molto accesa, soprattutto su Twitter, la polemica degli utenti nei confronti di istituzioni definite troppo spaventate dal cambiamento ed ancorate a principi ormai obsoleti.