È arrivata la stretta riguardante i termosifoni e i condizionatori negli uffici di pubblica amministrazione: dal primo maggio 2022 al 31 marzo 2023, la media ponderata della temperatura degli edifici pubblici non dovrà superare i 19 gradi centigradi (più 2 gradi di tolleranza) e non dovrà essere minore dei 27 gradi (meno due gradi di tolleranza).

Queste le nuove norme stabilite dall’emendamento del decreto legge bollette approvato dalle Commissioni Ambiente e Attività produttive delle Camera.

Per risparmiare il governo ha deciso che la temperatura dei condizionatori non deve essere minore dei 27 gradi e quella dei termosifoni non dovrà superare i 19.

Dalla norma rimangono esclusi  ospedali, cliniche e case di cura.

Secondo l’Istat, almeno il 70% delle spese energetiche delle famiglie è per riscaldamento e raffreddamento degli appartamenti.

D’inverno, il 50,3% usa il gas e il 18,3% l’energia elettrica.

Legambiente, nel suo rapporto Civico 5.0 ha infatti dichiarato: “In particolare quest’ultima per effetto dei cambiamenti climatici che vede città sempre più calde, inizia ad assumere un ruolo sempre più rilevante spostando, ad esempio, il picco dei consumi elettrici dai mesi invernali a quelli estivi”. 

Lievita così il costo delle bollette della luce che nel 2019 è stata pari a 47,31 euro/mese, in pratica il 34% della spesa energetica complessiva media di ogni famiglia.

Secondo alcune indagini del settore, il condizionatore è l’elettrodomestico che consuma di più in assoluto con una media di 450 KW/h l’anno e una spesa media di 120 euro.

Secondo le nuove disposizioni volute dall’autorità di regolazione ‘energia, reti e ambiente’ Arera sarà necessario prestare sempre maggiore attenzione sul contenimento degli sprechi e sull’effettivo utilizzo delle risorse per contenere gli effetti degli aumenti dei prezzi di elettricità e gas.