Giallo a Nuvolento, paesino di circa quattromila abitanti tra Brescia e il Garda.
Romano Fagoni, 60 anni, è stato ucciso lo scorso sabato sera da sei coltellate.
Ad impugnare la lama è la moglie, Raffaella Ragnoli, 57 anni, e con la quale aveva due figli. Il più piccolo, di 15 anni, ha assistito alla scena ed ha chiamato i soccorsi.
Secondo quanto disposto dagli inquirenti, la donna avrebbe impugnato un coltello da cucina a seguito di una violenta lite e con una pugnalata dopo l’altra avrebbe ucciso il marito. L’ultimo colpo inflitto alla giugulare sarebbe stato decisivo per la morte dell’uomo. All’arrivo dei medici e paramedici del 118 l’uomo sarebbe stato ritrovato già deceduto.
La Procura di Brescia esclude l’ipotesi di una eventuale legittima difesa, anche se dalle prime ricostruzioni si pensa che l’uomo possa aver minacciato moglie e figlio con un coltellino in seguito ad alcune critiche rivoltegli. Questo sarebbe bastato a scatenare la reazione della donna.
Cosa si nasconde dietro una famiglia come tante?
Fagoni era un operaio disoccupato con problemi di salute. La donna casalinga. Le nozze nel 1992 e poi i due figli. Una più grande che però non condivideva il tetto familiare, l’altro più piccolo di 15 anni. Ad aggiungersi al conteggio familiare vi sarebbe l‘anziana madre dell’uomo, la quale nell’ultimo periodo si era trasferita al piano inferiore per essere più facilmente accudita.
Non si è ancora accertata la ragione dell’omicidio. A seguito dell’accaduto la donna avrebbe deliberatamente chiamato il 112. “Venite subito, l’ho ucciso” avrebbe dichiarato consegnando sotto choc l’arma del delitto. A seguito dell’esclusione dell’ipotesi di legittima difesa da parte della Procura di Brescia, la Ragnoli è stata scortata in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Dalle prime indagini non è però emersa alcuna denuncia per maltrattamenti. Pare però che le liti non mancassero in casa Fagoni-Ragnoli, quasi sempre scaturite da problematiche di natura economica.
I vicini, anch’essi sotto choc, avrebbero descritto il quadretto come una ‘famiglia per bene’. Originaria di un paesino a pochi chilometri di distanza chiamato Serle, la famiglia era conosciuta in paese grazie alla fama portata dal brillante figlio appassionato di letteratura.
Il sindaco di Nuvolento Giovanni Santini ha dichiarato: “è un grande dolore perchè conosco la famiglia e non mi sarei aspettato una cosa del genere”. “Non me lo sarei aspettato soprattutto da lei, sempre disponibile, per la parrocchia, per il Comune. (…) Se c’erano tensioni tra di loro erano ben nascoste tra le mura domestiche perché non abbiamo mai saputo nulla”.
Adesso non rimane che attendere gli accertamenti dei carabinieri, i quali si occuperanno di recuperare la testimonianza della figlia maggiorenne lontana dal contesto familiare e l’interrogatorio alla rea. La vicinanza più grande va soprattutto al ragazzo 15enne che ha dovuto assistere alla tragedia.