Iva a zero, come funziona nel resto d’Europa? | L’ipotesi del viceministro

Il governo sta lavorando all’ipotesi di una riforma del fisco, nella quale potrebbe anche comparire l’azzeramento dell’IVA per alcuni prodotti di prima necessità.

A dare la notizia della riforma, che approderà sul tavolo del Consiglio dei ministri la prossima settimana, è il viceministro dell’economia Maurizio Leo, il quale si mantiene cauto riguardo la proposta di aliquota zero per alcuni prodotti.

“È una delle ipotesi perché la normativa europea prevede anche l’aliquota zero, ma si deve lavorare”, dichiara il viceministro in occasione della presentazione dei risultati dell’Agenzia delle Entrate alla Camera.

Quella di azzerare l’IVA sui prodotti di prima necessità come pane, latte e pasta, è una possibilità prevista da una normativa europea, alla quale però bisogna pensare con prudenza secondo il viceministro.

Uno degli obbiettivi del governo con la riforma è sicuramente quello di uniformare le aliquote di alcuni prodotti. Le aliquote degli alimenti ad esempio variano in molti casi, mentre l’intenzione del governo sarebbe quella di renderle il più omogenee possibile.

Tra gli ambiti in cui ad oggi in Italia l’IVA non si applica troviamo le prestazioni mediche, sia pubbliche che private, il gioco, l’oro e i prodotti in vendita nei duty free all’interno degli aeroporti.

Aliquota nel resto d’Europa

L’imposta sul valore aggiunto (IVA) è un’imposta sui consumi applicabile a quasi tutti i beni e servizi acquistati e venduti per essere utilizzati o consumati nell’UE.

L’applicazione dell’IVA può variare da un paese europeo all’altro. Anche se esiste una normativa a livello UE, ogni paese segue le proprie regole nazionali e di conseguenza le aliquote sono variabili in molti casi. La normativa europea impone a tutti i paesi membri degli standard da rispettare per l’IVA: l’aliquota ordinaria non può essere inferiore al 15%, mentre per i paesi fuori dall’UE questa regola non si applica.

Dobbiamo innanzitutto distinguere tra aliquota ordinaria e aliquota ridotta. L’aliquota ordinaria si applica alla fornitura della maggior parte dei beni e dei servizi e ogni paese ha un’aliquota ordinaria differente.

La maggior parte degli stati membri dell’UE ha un’aliquota ordinaria del 21%, tra questi troviamo Repubblica Ceca, Belgio, Olanda e Spagna. Mentre è fissata al 20% in molti paesi europei tra cui Slovacchia, Austria, Bulgaria e Francia. In Italia, così come in Slovenia è al 22%, per salire al 23% in Portogallo e Polonia. Il 24% si trova solo in Grecia mentre per Croazia, Danimarca e Svezia troviamo un’aliquota ordinaria del 25%.

Il paese con l’aliquota ordinaria più alta è l’Ungheria con il 27%, che è il paese con l’aliquota ordinaria più alta al mondo.

Tra i paesi invece dove si trova la percentuale più bassa ci sono Lussemburgo con il 17%, Malta con il 18% e Romania e Cipro con il 19%.

Per quanto riguarda l’aliquota ridotta invece si tratta di una o due aliquote che vengono applicate su alcuni beni e servizi e che non possono essere inferiori al 5%.

Nel caso dell’aliquota ridotta la situazione è ancora più eterogenea nei paesi dell’Unione Europea. In Danimarca ad esempio l’aliquota ridotta non è prevista, mentre invece in Italia l’aliquota è ridotta al 10% o al 4% come in Spagna. È fissata al 9% in paesi come Bulgaria, Cipro e Slovenia, in Germania l’aliquota ridotta è al 7%, mentre in Francia e Slovacchia è al 10%.