Una tardiva gita a Cutro in tendenza su Twitter: il web attacca il Governo

Ennesima strage di migranti avvenuta nel nostro paese.
Questa volta si è trattato di un caicco partito dalla Turchia.
72 morti, di cui 28 minori.
Soltanto 80 le persone tratte in salvo.

Ricostruiamo i fatti.

La tragedia di Cutro

È il 22 febbraio quando una barca proveniente dalla Turchia salpa con all’interno 180 migranti in fuga dai propri paesi. Oltre ad essi vi sono 4 scafisti, di cui 2 turchi e 2 pachistani.
L’imbarcazione sembra riscontrare problematiche già dalle prime ore successive alla sua partenza, e per questa ragione viene raggiunta da un caicco sul quale vengono fatti spostare tutti i migranti.
Si passa davanti alla costa della Grecia e, come di consueto, viene cambiata la bandiera da turca a greca per non destare alcun sospetto.

Passano 3 giorni. Il viaggio prosegue.

Alle ore 18 circa del 25 febbraio gli scafisti raggiungono la costa della Calabria e attendono il momento opportuno per poter far sbarcare illegalmente tutti i ‘passeggeri’ a bordo del caicco senza il rischio di essere avvistati dalle Forze dell’Ordine Italiane.

Un areo Frontex appartenente all’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera individua l’imbarcazione a 40 miglia nautiche dall’Italia, ma scorgendo un unico passeggero sulla stessa – tutti gli altri erano infatti stati nascosti in sottocoperta – riportano che il caicco si trovi in “buone condizioni di galleggiabilità”. E torna alla base per fare rifornimento di carburante.

Il mare però inizia a cambiare, rendendo difficile la navigazione sia per l’imbarcazione guidata dagli scafisti sia per l’unità navale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia che si era recata in mare per accertamenti nonostante non ci siano state né segnalazioni di pericolo né chiamate di soccorso.

È la notte tra il 25 e il 26 febbraio.

Il mare è peggiorato ancora e gli scafisti si trovano a 200 metri dalla costa. Temendo di essere individuati cambiano direzione con una “brusca virata” che causa la rottura della parte inferiore dello scafo, causando la caduta in mare di tutti i ‘passeggeri’. Sono le ore 5.30 del mattino.
Solo un’ora prima la Capitaneria di porto aveva ricevuto due segnalazioni sull’imbarcazione dei migranti e si era quindi attivata per i soccorsi a terra. Ciò però non è bastato a salvare le vite di 72 migranti.

C’è stata na sottovalutazione del pericolo? Oppure sarebbe comunque stato impossibile intervenire?

In questi giorni si sta appunto discutendo in merito alle dinamiche che avrebbero condotto alla tragedia. E i social si scatenano.

Su Twitter è entrato in tendenza l’hashtag #unaTARDIVA_gita_aCUTRO, in relazione alla visita che il Governo Meloni ha organizzato nel luogo del ritrovamento dei cadaveri nella giornata di ieri mercoledì 8 marzo per discutere il decreto legge sui flussi e contrasto all’immigrazione irregolare.

E gli utenti della piattaforma non le hanno mandate a dire:

Cutro Cutro