Uganda, essere omosessuali diventa un reato | Come funziona la nuova proposta? Dalla reclusione fino all’ergastolo

Il Parlamento ugandese sta discutendo in queste ore un nuovo disegno di legge contro le minoranze sessuali. Dopo un lungo dibattito, l’Uganda si inserisce tra i 30 (e più) stati africani su 54 che attualmente individuano l’omosessualità quale un reato, definendola come conoscenza carnale contronatura. 10 anni di carcere per il reato di tentata omosessualità, 14 se il tentativo è aggravato. In caso di omosessualità ‘semplice’ si arriva invece fino all’ergastolo.

Il presidente Yoweri Museveni deve adesso decidere se firmare la nuova proposta (o utilizzare il suo veto). Già in passato però l’uomo non ha mai fatto mistero in merito alla sua omofobia e della considerazione secondo cui l’omosessualità sia una piaga ‘importata’ dall’Occidente. Nonostante ciò non erano mai state applicate misure a tal proposito per il timore che si potessero verificare delle ripercussioni economiche.

L’ONU si dice estremamente preoccupato dalla situazione che l’Uganda sta affrontando. A tal proposito l‘Alto commissario per i Diritti Umani Volker Turk ha dichiarato: “L’approvazione di questa legge discriminatoria – tra le peggiori nel suo genere nel mondo – è un fatto molto preoccupante. Lesbiche, gay, bisessuali e altri diventerebbero criminali per il fatto di essere quello che sono, sarebbero violati i loro diritti umani e si inciterebbero le persone alla violenza”.

Il paese in cui essere LGBTQ+ è un reato

Il disegno di legge presenta come punti fondamentali reati penali quali:

  • Pena di morte per abuso di bambini o per abuso di persone vulnerabili.
  • Outing obbligatorio per familiari, amici e conoscenti.
    Per omissione di outing, è prevista la detenzione.
  • Detenzione anche per i proprietari di immobili adibiti ad uso ricreativo sessuale per atti omosessuali o per qualsiasi altra attività abbia a che fare con i diritti delle minoranze sessuali. Incluso nel reato anche l’associazionismo.
  • Ergastolo in caso di rapporti sessuali tra un individuo ‘sano’ e una persona che abbia l’HIV o che sia minorenne.

Inoltre il reato può essere applicato anche a cittadini ugandesi residenti all’estero, e verso i quali attualmente sono state mosse numerose minacce e ricatti. Come dichiarato da un’attivista LGBTQ+ ugandese all’ente statunitense BBC, “I membri della comunità queer sono stati ricattati, estorti per denaro o addirittura attirati in trappole per attacchi di massa [e] in alcune aree anche le forze dell’ordine estorcono denaro a persone che accusano di essere gay. Alcune famiglie hanno denunciato i propri figli alla polizia”.

La legge è stata sostenuta da quasi tutti i 389 deputati presenti nel Parlamento ugandese, e questo è specchio di quanto la maggioranza dei paesi Africani siano ancora radicati in una visione altamente conservatrice e retrograde in merito ai diritti umani legati alle minoranze. Le leggi più severe si testimoniano nell’area centro-africana (Kenya, Tanzania, Zambia) dove vige l’ergastolo, ma anche nell’Eritrea e nel Sud Sudan (dove sono previsti dai 7 ai 10 anni di reclusione) e ancora in Ghana, Marocco, Guinea, Togo e Tunisia.

E, se il presidente Yoweri Museveni deciderà di firmare la proposta, ad essi si aggiungerà anche l’Uganda.