Aripiprazolo, da cura apre le porte ad altre dipendenze: lo studio sul gioco d’azzardo compulsivo

In un recente studio della National Problem Gambling Clinic è stato osservato che uno degli effetti collaterali dell’assunzione del farmaco antipsicotico e antidepressivo Aripiprazolo è l’impulso inarrestabile di spendere i propri soldi nel gioco d’azzardo.

Ciò che è più scioccante però è che i pazienti che hanno dichiarato essere sotto cura con tale medicinale non sono mai stati informati di tale rischio di dipendenza.

Com’è stato possibile?

Sconfiggere un male per svilupparne un altro

A tal proposito è stato diffuso sul The Guardian un articolo racchiudente la testimonianza di Lee Jordan, un ragazzo del Regno Unito che nel 2021 ha iniziato ad assumere Aripipranzolo per combattere una grave sintomatologia di psicosi dovuta ad un periodo lavorativo altamente stressante. Jordan racconta che nonostante in passato avesse avuto leggeri episodi inerenti alle scommesse per divertimento, mai come nel periodo di cura attraverso tale medicinale si era sentito attratto dal gioco d’azzardo. “Stavo spendendo una quantità enorme di soldi perché era una fonte di sfogo. Ma gli effetti risultanti sono stati devastanti – ho quasi perso la mia relazione, ho perso la famiglia, gli amici, sono stato davvero sul punto di distruggere la mia stessa vita”, ha dichiarato in un’intervista al suddetto giornale, aggiungendo che non sarebbe mai più stato in grado di recuperare i £ 10.000 sprecati nelle società d’azzardo.

La clinica National Problem Gambling allora ha deciso di interrogarsi su come sia possibile che i medici – responsabili della prescrizione del farmaco – non fossero informati di tale correlazione. In particolare è stata la professoressa Henrietta Bowden-Jones una dei principali psichiatri a capo dell’istituto, a voler istituire un ciclo di incontri di consapevolezza diretti proprio alle squadre di salute mentale. “Questo non è un effetto collaterale qualsiasi, ma può comportare il rischio di perdere la propria casa. Quello che vediamo costantemente è che non abbastanza persone lo sanno. Ho tenuto una recente conferenza a tutti gli psichiatri nella mia fiducia e una gran parte non aveva mai sentito parlare. (…) Occorre fare di più per evitare che le persone vengano messe su Aripirazolo senza essere avvertite e monitorate.”

Nel controllo annuale effettuato dalla Clinica per il 2022 si è rilevato infatti che più del 9% del totale dei pazienti in cura (circa 30 su 359) stava assumendo tale farmaco senza avere alcuna idea degli effetti collaterali ad esso connessi.

Eppure appare bizzarro constatare che i medici di famiglia non avvertano in merito a tali problematiche nonostante sia stato ben segnalato dall’ente responsabile del controllo dei medicinali messi sul mercato, ovvero l’Istituto Nazionale per l’Eccellenza della Salute e della Cura. 

Tornando a Jordan, il ragazzo ad oggi si trova sotto antidepressivi per poter sconfiggere il suo male, ma come dichiara lui stesso non ci sarà alcun ritorno all’Aripiprazolo. “È un catch-22 (terminologia inglese ad indicare una situazione imprescindibilmente legata ad un’altra): vuoi prenderlo perchè vuoi smettere di sentire le voci, o vuoi continuare a rovinare la tua vita al punto da diventare un senzatetto?”.