Per la prima volta in 20 anni di governo Erdogan rischia di essere detronizzato.
È tempo di elezioni in Turchia: il 14 maggio i cittadini saranno chiamati al voto.
Quasi 53 milioni di turchi saranno chiamati a scegliere tra la continuità del presidente Recep Tayyip Erdoğan, al potere ininterrottamente dal 2003 o l’apertura di una nuova pagina della storia politica moderna della Turchia.
Durante i vent’anni di governi guidati dall’AKP, partito conservatore turco al governo in questo momento, sono stati numerosi i casi di tornate elettorali decisive. Tuttavia, in questa occasione c’è una differenza non indifferente rispetto alle passate: il governo di Erdogan inizia a scricchiolare.
È la prima volta dalle elezioni del 2003 che l’attuale presidente potrebbe essere sconfitto dal suo principale rivale. Parliamo di Kemal Kilicdaroglu, appartenente al Partito Popolare Repubblicano e scelto come candidato dall’alleanza dei partiti di opposizione.
Secondo i dati diffusi dalla Motto Research lo scorso marzo il leader dell’alleanza sarebbe al 42,2% contro il 38,6% della formazione sostenuta dal presidente turco, che comprende anche i nazionalisti dell’Mhp. Si tratterebbe quini di quattro punti di vantaggio, i quali non sarebbero comunque abbastanza per vincere al primo turno.
Tra i fattori che mettono in pericolo il regno di Erdogan ci sarebbe la compattezza dell’alleanza di opposizione e il terribile terremoto che ha colpito le regioni al confine tra la Turchia e la Siria il 6 febbraio, causando più di 50.000 morti.
Nato nel 1948 Kemal Kilicdaroglu ha 74 anni e spetterà a lui il compito di interrompere la presidenza di Erdogan che in Turchia va avanti in maniera interrotta dal 2003.
Kemal Kilicdaroglu è il leader del Partito Popolare Repubblicano dal 2010 e capo dell’opposizione in Turchia. Laureato in Scienze Economiche e Commerciali, è dichiaratamente laico nonostante provenga da una famiglia musulmana alevita. Politicamente potrebbe essere considerato un moderato di sinistra.
La sua popolarità è alta in Turchia già dal 2017, quando ha organizzato la celebre marcia da Ankara a Istanbul in risposta alla condanna a 25 anni di carcere inflitta all’epoca al giornalista e parlamentare del Chp Enis Berberoğlu.
Ha annunciato in occasione delle elezioni del 2023 l’alleanza chiamata la “Tavola dei sei”, alleanza costituita da sei partiti di opposizione e nata proprio sotto ispirazione di Kilicdaroglu. Inoltre, quando la questione di un candidato congiunto è stata sollevata, Kilicdaroglu avrebbe dichiarato: “Se c’è un consenso su di me, io sono pronto a candidarmi alle elezioni presidenziali”.
Uno dei fattori che rende il rivale di Erdogan così forte sarebbe la compattezza del blocco dell’opposizione, che nonostante le distanze tra le diversi componenti dell’alleanza è riuscita a trovare un unico candidato e unire le proprie forze. L’alleanza comprende i socialdemocratici, il centrodestra, la destra e delle formazioni islamiche.
Ovviamente la partita è ancora aperta, considerando che Erdogan è un politico molto abile che è stato in grado di sopravvivere a crisi di ogni genere. Inoltre, per poter vincere Kilicdaroglu avrebbe bisogno dei voti del partito filocurdo Hdo senza che questo crei però frizioni con i nazionalisti del Partito Buono di Meral Akesener.
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