Che fine ha fatto Mimmo Morfeo? Il doppio ex di Atalanta e Fiorentina oggi diviso tra Abruzzo e Parma

Ci sono calciatori in grado di fare innamorare i tifosi più degli altri. Colpi di fino, dribbling nello stretto, punizioni a giro e passaggi telecomandati, sono alcune delle giocate che più aiutano un giocatore a suscitare lo stupore e l’ammirazione degli spettatori. Domenico “Mimmo” Morfeo è stato tutto questo, un giocatore dal sinistro tanto vellutato da guadagnarsi l’epiteto di “Maradonino“. Delle capacità talmente strabordanti da essere indicato da Mino Favini, ex dirigente e talent scout storico dell’Atalanta, come “il miglior talento che avesse mai visto”. Ripercorriamo la traiettoria di questo fantastico giocatore, con un focus anche sul Morfeo “di oggi”.

La carriera di Domenico Morfeo

Domenico non è stato solamente un esempio di talento cristallino, uno di quei giocatori che valgono da soli il prezzo del biglietto. Morfeo oltre a questo è stato anche altro. La sua storia è quella di un campione molto umano, i cui limiti caratteriali gli hanno impedito di splendere come forse avrebbe potuto. Stiamo parlando di un giocatore di assoluto livello, in gioventù considerato al pari di un giocatore, che poi ha avuto una carriera di tutt’altro livello, come Andrea Pirlo.

Morfeo nasce a San Benedetto dei Marsi nel gennaio del 76′. La sua traiettoria calcistica inizia nel 90′, quando entra a far parte del settore giovanile degli orobici. Di lì a tre anni ha già esordito in Serie A e attirando subito gli occhi di tutto il mondo del calcio. Si consacra come un titolare della squadra nel giro di poco, ma nella stagione 93-94 la Dea viene retrocessa in B. Nel campionato cadetto inizia a giocare maggiormente e contribuisce a riportare i bergamaschi in A. Le due stagioni successive vedono Morfeo aumentare il proprio livello e diventare uno dei centrocampisti offensivi migliori del campionato. Va poi alla Fiorentina a fare il vice-Rui Costa, ma diventa rapidamente titolare insieme al portoghese. L’arrivo in viola del brasiliano Edmundo gli chiude però di lì a poco le porte della titolarità. Passa in prestito al Milan dove gioca poco ma si toglie lo sfizio di vincere un campionato. Nelle due stagioni successive cambia 3 maglie: prima Cagliari, poi Verona dal maestro Cesare Prandelli e poi nuovamente Fiorentina, prima di ritrovarsi svincolato per il fallimento di questi. Passa quindi all’Inter, dove fa la riserva di lusso. La sceneggiata con Emre per la battuta di un calcio di rigore, poi fallito dal fantasista Abruzzese, gli costerà la stima dell’ambiente e la centralità nel progetto. Passa in seguito al Parma dove vive alcune delle migliori stagioni della propria carriera e dove rimane ben 5 anni. Morfeo passa poi al Brescia, con cui gioca però solo una partita, e alla Cremonese, da un altro dei suoi maestri oltre a Prandelli, Emiliano Mondonico.

Il Morfeo post-professionismo

Lascia il calcio a febbraio 2011, consapevole probabilmente di aver vinto e mostrato meno di quanto avrebbe potuto. Lascia però con la consapevolezza di aver fatto innamorare tantissimi supporter con le sue meravigliose giocate. Sicuramente è annoverabile in quella schiera di talenti incompiuti, per i più disparati motivi, che avrebbero potuto vincere maggiormente. D’altronde i giocatori di questo tipo forse sono tali proprio per l’estro e la sregolatezza che li caratterizza, non sono più di tanto governabili e inquadrabili tatticamente. Morfeo, oltre ai tanti episodi che hanno svelato il suo caratterino, ha anche confessato, a carriera finita, di non rispettare troppo le regole. Non si è mai tirato indietro se c’era un bicchiere di vino da bere, una sigaretta da fumare o da discutere con l’allenatore. Dopo aver chiuso con il calcio professionistico, Domenico è diventato imprenditore. Dopo aver aperto un centro commerciale nel suo Abruzzo, ad Avezzano, ha proseguito iniziando altre attività commerciali. Ha anche una pizzeria a Parma, “Dolce Vita“, che gestisce con la famiglia, ed un negozio di abbigliamento. Morfeo appare come un uomo realizzato, con tante attività diverse da gestire in alcuni dei posti a cui è rimato più legato e contornato dalla propria famiglia. Può finalmente godersi la normalità che quelli con un talento come il suo ogni tanto vorrebbero assaporare, senza sentirsi dire continuamente quanto abbiano sprecato la loro dote.