È la bizzarra trovata di un team di scienziati in New Mexico, i quali hanno deciso di riutilizzare le carcasse degli uccelli morti per trasformarli in droni.
“Se impariamo come questi uccelli utilizzano … l’energia tra di loro, possiamo applicare questo segreto anche nel futuro settore dell’aviazione per salvare energia e dunque risparmiare di più sul carburante” è quanto dichiarato da Brenden Herkenhoff, un dottorando al New Mexico Institute of Mining and Technology in Socorro.
“Abbiamo fatto esperimenti e determinato che per il nostro aereo ad ala fissa, l’applicazione di un certo colore può cambiare l’efficienza di volo. E lo stesso crediamo possa valere per gli uccelli”.
Sarà vero?
Una nuova vita per le carcasse di uccello
Ma come si può trasformare un corpo senza vita in un prototipo in grado di rivoluzionare il settore dell’aviazione?
I resti sono stati preservati attraverso un processo artificiale definito tassidermia, ovvero la tecnica utilizzata per l’esposizione della fauna nei musei che consiste in un trattamento specifico della pelle dell’animale con sostanze conservative, segue un’imbottitura e armatura della stessa per mantenerne la postura che questi avrebbero in vita.
Lo studio è attualmente in una forma sperimentale, ma già dai primi prototipi si sono rilevati risultati strabilianti che hanno permesso di comprendere meglio la formazione e i modelli di volo di stormi di uccelli.
All’interno del corpo del volatile infatti viene applicato un drone – non visibile agli altri esemplari della stessa specie – in modo che gli stessi non si accorgano del componente ‘fasullo’ del proprio stormo e volino quindi con lui.
L’attuale esperimento può avere una durata di un massimo di 20 minuti, in quanto il drone non presenta ancora una batteria sufficientemente resistente. Il passo successivo sarà infatti quello di capire come mantenerlo in volo più a lungo, per poter condurre un test concreto in natura con altri esemplari viventi.
L’obiettivo di questa invenzione è quello di comprendere nuove metodologie applicabili allo studio dell’aviazione, studiando i comportamenti della fauna circostante il drone e raccogliendo preziosi dati grazie al suo ‘occhio’.
È stato il dottor Mostafa Hassanalian – professore dell’Istituto del New Mexico – il primo a presentare in una presentazione il suddetto prototipo di drone uccello, sottolineando come l’obiettivo sia raggiungibile in breve tempo ma debba affrontare l’ostacolo fino ad ora irrisolto della rumorosità.
“Vogliamo ottimizzare i droni con il nostro algoritmo di controllo per ottenere gli stessi benefici degli uccelli” dice Hassanalian. E continua: “se useremo stormi di droni in formazione come gli uccelli, avremo velivoli in grado di consumare fino al 40% di carburante in meno”.
Questa ricerca è solo all’inizio, ma chissà quali rivoluzioni potrebbe apportare nel mondo dell’aviazione!