Festa del papà, ma senza figli: cosa succede davvero ai padri separati

19 marzo, festa del papà: ma è davvero un evento felice per tutti i padri? Il lato nascosto di questa ricorrenza.

Ore 19.30 del 19 marzo. Un uomo rientra a casa dal lavoro, è stata una giornata pesante. Apre il frigo e cena con la prima cosa che trova: un po’ di pane del giorno prima, un paio di fette di prosciutto. Guarda il cellulare. Nessuna notifica. Sospira. Oggi avrebbe dovuto essere una giornata diversa, aspettava per lo meno un messaggio, o una chiamata. D’altro canto c’era da aspettarselo. I bambini oggi sono impegnatissimi, non hanno il tempo per fermarsi a pensare. Sveglia presto, scuola, pranzo veloce, doposcuola, palestra, cena e poi dritti a nanna. Al momento della separazione, si era ripromesso che sarebbe stato in grado di essere presente nella vita dei suoi figli, ma si era presto reso conto che la cosa non era poi così facile. Né per lui né per loro. Solo fine settimana, e spesso neanche quello. I ragazzi vogliono uscire con gli amici, andare al cinema, giocare a calcio nel week-end. Poi hanno compiti da fare, verifiche per le quali studiare. Il tempo passa e nessuno si accorge di quello che è rimasto indietro. Ma è proprio in queste occasioni che l’angoscia sale, e soprattutto il desiderio che tutto sia diverso, migliorabile.

Situazioni di questo tipo sono più diffuse di quello che crediamo. Nel 2025, le famiglie monoparentali sono arrivate a quota 3 milioni, con un incremento del 15% rispetto a dieci anni prima. Secondo l’Istat, Il 72% delle separazioni e il 62,7% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli, in numeri assoluti sono stati 109.842 i figli coinvolti nelle separazioni dei propri genitori e 53.129 nei divorzi. A partire da questi numeri, dobbiamo tenere in conto che solo l’1,9% dei figli viene dato in affidamento esclusivo al padre. A partire dal 2006, la legge italiana applica il principio di bigenitorialità, e proprio per questo quasi il 90% dei divorzi si conclude con un affidamento congiunto. Nonostante questo, 1 bimbo su 3 è considerabile orfano di un genitore. Infatti, dopo la separazione uno dei genitori, solitamente la madre, ha i figli per l’83% del tempo, mentre l’altro (il padre nel 92% dei casi) per il rimanente 17%. 

Questa situazione ha luogo per moltissime ragioni. In primis, i rapporti tra i due ex coniugi possono essere tesi, per cui organizzare attività insieme e non può risultare problematico. In secondo luogo, per un ragazzo essere spostato da una parte all’altra di continuo può essere una fonte di stress e traumi, per cui si predilige scegliere un ambiente che il minore possa chiamare “casa” in pianta stabile. Solitamente, appunto, la residenza materna. In ultima istanza, banalmente è difficile riuscire a conciliare il lavoro degli adulti e le attività dei giovani trovando dei punti di ritrovo comuni quotidiani quando si vive in residenze diverse, spesso distanti l’una dall’altra. Canonicamente, il genitore sfavorito è il padre.

Essere genitori nel XXI secolo

“Se proprio non puoi non fa niente”, “Non preoccuparti ci vediamo domani”, “Ah devi studiare per la verifica? Allora rimandiamo”. Frasi utilizzate spesso dai padri, che sono costretti dalle circostanze a scendere a compromessi per una serie infinita di motivazioni. Riuscire a incastrare tutto è una operazione che richiede molto sforzo, soprattutto se pensiamo a ricorrenze come festività, compleanni, vacanze. A volte per il benessere dei figli, altre perché è concretamente la soluzione più facile, gli incontri vengono rimandati o cancellati, per cui diventa difficile stringere dei legami autentici.

In conclusione, dobbiamo tenere presente che dietro una festa in apparenza semplice possono nascondersi uno spettro infinito di situazioni diverse, non sempre facili. Non bisogna mai dare nulla per scontato. È opportuno infatti ricordare che la festa del papà esiste, come è giusto, ma che non tutti la vivono allo stesso modo.